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Saggi: Convenzione di Aarhus per grandi interventi infrastrutturali

Nella relazione che i saggi hanno consegnato a Giorgio Napolitano si specifica che "i grandi interventi infrastrutturali devono essere decisi solo dopo un ampio e regolato confronto pubblico, per favorire la partecipazione dei cittadini a decisioni che hanno impatto rilevante sull'ambiente, come richiesto dalla Convenzione di Aarhus". Grandi interventi infrastrutturali come il TAV, i Radar militari ed il MUOS.

I "saggi" hanno consegnato le loro relazioni a Giorgio Napolitano, dove elencano alcune urgenze che il nuovo governo dovrà affrontare, oltre a tracciare quelle riforme necessarie per "ravvivare la partecipazione democratica, di assicurare efficienza e stabilità al sistema politico e di rafforzare l'etica pubblica". Oltre che consigliare una "riforma dei partiti, con l'introduzione di Statuti che regolino una vita interna più democratica", i saggi hanno sottolineato che "i grandi interventi infrastrutturali devono essere decisi solo dopo un ampio e regolato confronto pubblico, per favorire la partecipazione dei cittadini a decisioni che hanno impatto rilevante sull'ambiente, come richiesto dalla Convenzione di Aarhus del 1998 e come avviene da tempo in Francia con le legge n. 276 del 2002 dedicata alla démocratie de proximité".

Proprio la Convenzione di Aarhus è stata in questi anni troppo spesso dimenticata quando in gioco c'erano (e ci sono) grandi interventi infrastrutturali, come la TAV, ma anche i radar militari che ufficialmente servirebbero per il controllo dei flussi di migranti dal nord Africa oppure il MUOS, (Mobile User Objective System), moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense. Tante volte i comitati e le associazioni come i No TAV, i No Radar della Sardegna e i No MUOS di Niscemi hanno richiamato le istituzioni al rispetto della Convenzione di Aarhus. Il fatto che i "saggi", oggi, vedano come essenziale la partecipazione pubblica quando si deve deliberare in merito ai grandi interventi infrastrutturali, potrebbe essere visto come un primo segnale positivo diretto a ricreare quel rapporto, ormai perso, di fiducia tra cittadini e politica.

I "saggi" specificano infatti che "il dibattito pubblico deve svolgersi nella fase iniziale del progetto, quando tutte le opzioni sono ancora possibili e deve riguardare tanto l'opportunità stessa della costruzione della grande opera quanto le modalità e le caratteristiche della sua realizzazione. Al dibattito, mediato da esperti estranei al committente, può partecipare tutta la popolazione interessata. I costi sono a carico del committente dell'opera. - aggiungendo - Dallo svolgimento del dibattito pubblico deriverebbero benefici sia in termini di partecipazione e democraticità delle decisioni sia in termini di speditezza ed efficacia dell'azione amministrativa (che in questo modo non verrebbe più permanentemente condizionata dalle pressioni settoriali e localistiche). Vanno inoltre disincentivate le impugnazioni meramentestrumentali".

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