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Napolitano: volere cambiamento non basta, serve affrontare problemi

Giorgio Napolitano nel suo discorso di insediamento chiarisce che "volere il cambiamento dice poco e non porta lontano se non ci si misura sui problemi", come quelli evidenziati dai saggi e dalla cui proposte, il prossimo governo, dovrebbe partire per lavorare.

Giorgio Napolitano, nel suo discoso di insediamento, dopo aver chiarito perché ha accettato un secondo mandato al Quirinale, sottolineando come la sua rielezione è stata "pienamente legittima" seppur "eccezionale", spiega che il non riuscire, da parte del Parlamento, ad arrivare ad un nome condiviso per un nuovo Capo dello Stato rappresenta "il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità". La "riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti", le "riforme della seconda parte della Costituzione" e la "mancata riforma della legge elettorale" sono state disattese a causa di "contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi", sottolinea infatti Napolitano. "Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale" prosegue Giorgio Napolitano nel suo discorso di insediamento davanti alle Camere riunite, insieme ai delegati regionali. Per questo, Il Presidente della Repubblica chiarisce immediatamente: "Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese - aggiungendo - Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana".

E' necessario quindi, precisa Napolitano, "introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l'avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile", evidenziando: "E' un discorso che posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare - se non per gusto di polemica intellettuale - la serietà e concretezza. Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate". Giorgio Napolitano sottolinea quindi "il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento" dei saggi, necessarie per "affrontare la recessione e cogliere le opportunità" che ci si presentano, per "influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea", "per creare e sostenere il lavoro", "per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese". Il Presidente della Repubblica ricorda che su tali punti lui stesso, nel corso del passato settennato, si è "fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, - promettendo - e continuerò a farlo" perché "essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici. E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. E' la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità".

Giorgio Napolitano quindi chiarisce che "volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano", e per questo invita tutte le forze in Parlamento a misurarsi su questi problemi affinché diventino "programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze - in primo luogo nel mondo del lavoro e dell'impresa - che 'appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all'innovazione che è invece il motore dello sviluppo'. - esortando - Occorre un'apertura nuova, un nuovo slancio nella società; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento".

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