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Napolitano: su riforma del lavoro niente proteste, anche legittime

Giorgio Napolitano, dal "New York Times" ribattezzato Re Giorgio dopo che nel giro di pochi giorni ha nominato senatore a vita Mario Monti e poi fatto Presidente del Consiglio, si augura non esserci contro la prossima riforma del lavoro "una protesta, seppur ordinata e legittima".

Dopo le dichiarazioni rilasciate ad Helsinki, Giorgio Napolitano sembra assomigliare sempre di più a quel Re Giorgio descritto agli inizi di dicembre dal "New York Times" (http://is.gd/JBhRB9). A lasciare stupefatto più di un italiano è stata in particolare la sua dichiarazione riguardo la riforma del mercato del lavoro, che il governo Monti si appresta a varare. Al centro della discussione la cancellazione dell'articolo 18, anche se in queste ultime settimane si è cominciato a parlare di ridimensionamento o "sospensione" della norma, discussione che alla fine porterà, secondo alcuni osservatori, a "vaporizzare" (stile 1984 di George Orwell) tale diritto, che in breve tempo non sarà quindi più neanche un lontano ricordo.
Da Helsinki Giorgio Napolitano parla delle proteste della Grecia, dicendosi "preoccupato" delle scene che vede arrivare dalle piazze di Atene, anche se forse in realtà bisognerebbe essere angosciati dal livello di povertà in cui versano sempre più i greci.
Ma "in Italia la situazione è assolutamente differente dalla Grecia" assicura Giorgio Napolitano, tanto da auspicare che la discussione tra sindacati e governo si concluda alla fine con un accordo e che quindi possano "non esserci contro queste misure una protesta, seppur ordinata e legittima".
Con l'arrivo di Mario Monti, al governo "per fare le cose" che probabilmente i partiti non potevano o volevano fare (soprattutto per non perdere consenso elettorale), sembra quindi che anche la "protesta, seppur ordinata e legittima" debba essere vista come un qualcosa da evitare.
Giorgio Napolitano, oltre ad invitare a non protestare, avvertendo inoltre che comunque quelle che escono "dal solco della legalità non potrebbero essere tollerate", sottolinea infine di non aver "motivo di ritenere che i partiti politici stiano per rovesciare il tavolo per mettere in crisi il governo" anche perché, ammonisce, "non sarebbe nell'interesse del Paese e non sarebbe nemmeno interesse delle forze politiche". Anche se non è ancora chiaro se sarà nell'interesse dei cittadini.

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