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Napolitano: "scelto di accettare limitazioni alla nostra sovranità"

L'Europa attende il "calendario" delle misure che l'Italia intende adottare per mantenere tutte quelle "nuove decisioni di grande importanza" annunciate da Berlusconi, come ricorda anche Giorgio Napolitano, che rammenta come da 60 anni abbiamo accettato "limitazioni alla nostra sovranità".

Il grande giorno per l'Italia è ormai giunto. Nel giro di poche ore, dopo che i vertici dell'UE avranno letto la lettera che il governo si appresta a spedire a Bruxelles per spiegare agli altri Stati membri dell'Unione che non si dovranno preoccupare dell'Italia perché adotterà tutte le misure necessarie per mantenere le promesse fatte, si saprà se l'Europa continuerà a "sghignazzare" di noi o ci riaccorderà quella fiducia necessaria per poter dire di essere un grande Paese. Sulla questione interviene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che pur lasciando intendere che le "risatine" tra Sarkozy e la Merkel sono "inopportune e sgradevoli espressioni pubbliche" e ricordando che tutta l'UE è "nella stessa barca in un mare in tempesta", specifica come per l'Italia sia arrivato ormai il "momento di definire, in materia di sviluppo e di riforme strutturali, le 'nuove decisioni di grande importanza' annunciate nella dichiarazione ufficiale del Presidente del Consiglio". Nella nota diffusa dal Quirinale Napolitano assicura inoltre che "nessuno minaccia l'indipendenza del nostro paese o è in grado di avanzare pretese da commissario", ma allo stesso tempo rammenta che ormai "da 60 anni abbiamo scelto, secondo l'articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici, di accettare limitazioni alla nostra sovranità, in condizioni di parità con gli altri Stati". Qualche osservatore probabilmente avrà pensato come sia interessante questo richiamo all'articolo 11 della Costituzione, nella speranza che venga più spesso ricordato anche nella sua prima parte, dato che stabilisce che "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". O delle "missioni di pace", qualcuno forse proporebbe di aggiungere.

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