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Napolitano: rielezione "legittima, ma eccezionale". Questi "tempi eccezionali"

Giorgio Napolitano nel suo (secondo) discorso di insediamento chiarisce prima di tutto perché ha accettato di tornare al Quirinale, spiegando: c'era "un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell'inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell'elezione del Capo dello Stato"

Tanti i punti toccati dal Presidente della Repubblica nel discorso del suo (secondo) insediamento. Per prima cosa, anche per rispondere a chi nei giorni passati aveva parlato di "colpo di Stato" come il capo politico del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo, Giorgio Napolitano ha chiarito perché ha accettato di essere per la seconda volta candidato per il Quirinale, nonostante da tempo aveva declinato ogni possibilità di rielezione. Napolitano spiega che nel corso degli incontri di sabato mattina, con Pier Luigi Bersani prima, Silvio Berlusconi, Mario Monti ed i governatori delle Regioni poi, era emerso "un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell'inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell'elezione del Capo dello Stato". "Di qui l'appello che ho ritenuto di non poter declinare, per quanto potesse costarmi l'accoglierlo, mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del Paese" precisa Giorgio Napolitano, aggiungendo: "La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato - come si è significativamente notato - schiusa una finestra per tempi eccezionali. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato: senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l'Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente".

Giorgio Napolitano evidenzia come "bisognava dunque offrire, al Paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l'Italia". "E' a questa prova che non mi sono sottratto. - afferma Napolitano - Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità". Il Presidente della Repubblica ricorda quindi come "negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti - che si sono intrecciate con un'acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti" perché "hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento". Per Napolitano, poi, resta "imperdonabile il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario" ed in particolare resta "imperdonabile la mancata riforma della legge elettorale del 2005", ignorando a tal proposito "la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all'attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi". Giorgio Napolitano sottolinea quindi che "la mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti". E che ha rischiato di non vedere eletto nemmeno il Presidente della Repubblica, pericolo scongiutato solo grazie alla grande assunzione di responsabilità di Giorgio Napolitano.

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