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Napolitano richiama stampa su scandalo MPS. PDL: due pesi e due misure

Giorgio Napolitano, pensando allo scandalo MPS, riflette sui "cortocircuiti tra informazione e riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d'indagine". PDL: "La libertà di stampa e di informazione non può essere sospesa o compressa solo nel caso del Monte dei Paschi di Siena o comunque dei gruppi economici".

"Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione - che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verità - e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d'indagine" sottolinea Giorgio Napolitano nel corso dell'incontro, il 1 febbraio, al Quirinale con una delegazione dell'Ordine dei Giornalisti in occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell'ordine. Napolitano non nasconde che tale precisazione arriva anche dopo il "richiamo piuttosto brusco di un importante ufficio giudiziario, la Procura della Repubblica di Siena, che segue la scottante e complessa indagine sul Monte dei Paschi, di fronte alla pubblicazione di notizie che ha dichiarato totalmente infondate e di cui ha anche fatto comprendere la grave possibile ricaduta destabilizzante sui mercati, al punto da annunciare o da ventilare provvedimenti per aggiotaggio e insider trading". Un intervento, quello del Capo dello Stato, che non è piaciuto a Roberto Maroni, segretario della Lega Nord, che sottolinea come sia singolare che Napolitano "si svegli adesso mentre in passato non ha mai detto una parola sulle violazioni del segreto istruttorio o del segreto delle indagini, cosa che lui richiama adesso", aggiungendo di non voler pensare che sia intervenuto sulla questione "per censura". A pensarlo, invece, è Antonio Di Pietro, che in una nota dissentisce "ancora una volta, dal monito del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, secondo cui la stampa e l'informazione, con riferimento a quel che è accaduto e sta accadendo intorno alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena, non dovrebbero riportare tutto ciò di cui vengono a conoscenza perché siamo a ridosso delle elezioni e questo potrebbe incidere sull'esito delle stesse", ritenendo "che tutto ciò si possa tradurre in una censura vera e propria in quanto si lede un diritto costituzionale del cittadino elettore, il quale, prima di andare a votare, ha tutto il diritto di sapere come stanno le cose, quali sono state le collusioni tra politica e affari dentro un sistema bancario non trasparente e, soprattutto, all'interno di un sistema di controlli non efficiente, se non addirittura connivente. In questo senso, ci auguriamo che nessuno ostacoli la libertà d'informazione, sancita dalla Costituzione". Ironico invece l'ex Guardiasigilli Angelino Alfano, segretario del PDL, che si complimenta "con i magistrati della procura di Siena per come stanno svolgendo le indagini sul Monte dei Paschi" visto che finora "non c'è stata alcuna intercettazione sui giornali, non una fuga di notizie o un uso non distorto della carcerazione cautelare preventiva". E mentre Alfano si augura quindi che tale "attenzione" "valga non solo per la sinistra ma per tutti gli italiani", il capogruppo PDL alla Camera Fabrizio Cicchitto ammonisce: "La libertà di stampa e di informazione non può essere sospesa o compressa solo nel caso del Monte dei Paschi di Siena o comunque dei gruppi economici. Guai se vengono usati due pesi e due misure a seconda della potenza economico-finanziaria e del retroterra politico delle forze chiamate in campo - precisando - Con il richiamo ai pericoli ai aggiotaggio non si può tacitare la libertà di informazione sui grandi gruppi economici e finanziari".

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