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Napolitano: il "Re Giorgio" che detronizzò Berlusconi e "unse" Monti

Il New York Times dedica a Napolitano "il profilo del sabato", incoronandolo come "Re Giorgio", cioè come colui che ha lavorato "dietro le quinte" per "il post Berlusconi", "ungendo" Mario Monti fino ad elevarlo a Capo del governo.

Probabilmente chiunque in Italia avesse "incoronato" Napolitano come "Re Giorgio" per come ha gestito la "detronizzazione" di Silvio Berlusconi e "l'investitura" di Mario Monti, sarebbe stato forse tacciato di una certa "mancanza di rispetto" al Capo dello Stato. Il "New York Times" non sembra crearsi questi problemi, dedicando infatti al Presidente della Repubblica italiana "il profilo del sabato" e descrivendo il ruolo svolto "dietro le quinte" da Napolitano quale artefice del "rapido passaggio dal governo cinematografico di Berlusconi a quello tecnocratico di Mario Monti" (NYT, articolo di Rachel Donadio - http://is.gd/hygO6g). Il "New York Times" ricorda come Giorgio Napolitano sia un importante ex membro del Partito Comunista d'Italia, anzi il "Comunista preferito" di Henry A. Kissinger (segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford e membro del gruppo Bilderberg), che ha "coronato" la sua carriera "orchestrando" uno dei passaggi politici più complessi della storia italiana dal dopoguerra. Il "New York Times" non sembra mettere infatti in dubbio come sia stato Napolitano a gestire questa delicata fase di transizione, tanto da spingere le prerogative di un Presidente della Repubblica italiana (di norma simboliche) al limite del "quiet power broker", organizzando "per mesi il post Berlusconi" e portando Mario Monti ad avere in Parlamento una "fiducia entusiasmante" nonostante l'economista debba ancora, fa notare il New York Times, "approvare impopolari misure di una nuova austerity". Il quotidiano della Grande Mela ripercorre quindi come Berlusconi, "il primo ministro di Teflon" (come descritto anche circa un anno fa nell'articolo "Gruppo dei responsabili: 'terza gamba' per il presidente di teflon - http://is.gd/jwYvou), si recò da Napolitano accettando, alla fine, di dimettersi, dopo aver perso la maggioranza l'8 novembre. Giorgio Napolitano però, evidentemente, era già pronto, "muovendosi rapidamente" e "ungendo" Mario Monti a senatore a vita per farlo diventare "a pieno titolo un membro del Parlamento e non solo un outsider accademico", sottolinea il NYT, per elevarlo poi a Capo del governo. Il New York Times evidenzia infine come Berlusconi fosse pronto a dar battaglia pur di andare ad elezioni anticipate, ricordando che il Cavaliere descriveva il futuro esecutivo Monti come "un colpo di stato anti-democratico". Ma, conclude il NYT, nel "nuovo ordine" (mondiale?) "in cui i mercati hanno il potere di far saltare i tradizionali processi democratici", il passaggio delle consegne a Monti si è reso inevitabile, soprattutto dopo che "il presidente Barack Obama, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno chiamato Napolitano durante questa delicata fase esprimendo tutto il loro sostegno alla leadership del Capo dello Stato", fornendo quindi il loro "tacito appoggio ad un governo Monti al posto delle elezioni anticipate". Il resto, è storia di questi giorni.

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