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Napolitano fischiato in Sardegna: ci si restituisca il "maltolto"

Giorgio Napolitano contestato in Sardegna. A fischiarlo indipendentisti come disoccupati, precari, Pastori Sardi e anche i sindaci del Sulcis. Non stringerà la mano a Napolitano il sindaco di Perfugas Mario Satta perché il Capo dello Stato è giunto "a mani vuote come se niente" fosse dovuto in Sardegna.

Giorgio Napolitano contestato in Sardegna. Il Presidente della Repubblica, che rimarrà in visita sull'Isola per due giorni, non è stato stavolta accolto solo da applausi ma anche da diversi fischi. A protestare contro "Re Giorgio" (come lo ha definito il New York Times http://is.gd/JBhRB9) i disoccupati, il "Movimento della partite Iva", i "Liberi artigiani e Commercianti", il movimento anti-Equitalia (http://is.gd/bXpJFJ), gli indipendentisti, il movimento del sindaci del Sulcis (http://is.gd/xMONh0) e il movimento dei Pastori Sardi, gli stessi che circa un anno fa hanno scritto una lettera (http://is.gd/gImxcr) a Giorgio Napolitano in merito ai fatti di Civitavecchia (http://is.gd/aToud5), non ricevendo però dal Quirinale alcun tipo di risposta (a differenza di Morgan http://is.gd/iti7Ed).
Ad inviare una lettera (http://is.gd/kVhppc) a Giorgio Napolitano è anche Mario Satta, sindaco di Perfugas, un comune del nord Sardegna, nella regione dell'Anglona, che scrive: "In qualità di primo cittadino della mia comunità sono stato invitato a partecipare al momento dei saluti che le saranno riservati quando Lei si recherà a Sassari, seconda tappa della sua visita in terra sarda.
Ho deciso di scriverle questa lettera aperta per comunicare che io non sarò lì ad accoglierla, non sarò insieme all'ampio stuolo di autorità e personaggi pubblici che sgomiteranno per stringerle la mano" e questo perché "l'intera Sardegna si trova in questo stato disastroso e a volte mi chiedo perché debba succedere questo".
Nella lettera Mario Satta invita Napolitano a non rispondergli (se mai lo farà) che "la crisi economica è generale" perché in Sardegna "il disagio e la frustrazione quotidiana ci sono sempre stati, anche se oggi siamo evidentemente all'ultimo stadio".
Tra le tante cose che chiede il sindaco Mario Satta a Giorgio Napolitano anche il "perché ben 35mila ettari del territorio sardo siano ancora vincolati da uso militare e lo Stato italiano (di cui Lei è la massima rappresentanza) guadagna ogni giorno svariati milioni di euro per le sperimentazioni belliche che vi si svolgono mentre la gente delle aree limitrofe le basi si ammala di cancro. L'Italia guadagna e i sardi muoiono" e il "perché ora ci volete sventrare l'isola in due con un gasdotto che vi porterà in Italia il metano algerino e a noi lascerà la solita devastazione e niente più, perché forse lei non lo sa ma se noi sardi vorremmo portare il gas nelle nostre case ci toccherà pagare di tasca. L'ennesima servitù che farà comodo solo a voi".
Satta chiede al Capo dello Stato anche perché l'Italia non rispetta le leggi della Sardegna "e in particolare l'articolo 8 del nostro Statuto di Regione Autonoma che prevede la restituzione dei sette decimi delle imposte fiscali. E' dal 1991 che lo Stato italiano trattiene per sé questi soldi al punto che oggi il suo debito con la Sardegna è di ben 10 miliardi di euro".
"Mi chiedo - continua Mario Satta - perché negli anni '60 ci avete imposto un modello di sviluppo industriale che ha snaturato i nostri saperi tradizionali (oggi sarebbero stati preziosi) e ha distrutto irrimediabilmente i nostri habitat" e perché "ci avevate ingannato allora, ci state ingannando oggi".
Il sindaco di Perfugas spiega quindi a Giorgio Napolitano: "Lei, per il ruolo istituzionale che ricopre è lo stato italiano fatto a persona e in quanto tale porta con sé il fardello delle ingiustizie arrecate alla nostra terra. Lei viene a renderci visita ma non lo fa come è buona consuetudine in Sardegna quando l'ospite, che sa di recarsi a mangiare in casa d'altri, è solito omaggiare l'invito con un piccolo dono; che poi qui non vogliamo nessun regalo ma solo che ci si restituisca il 'maltolto'. Lei invece viene a trovarci a mani vuote come se niente ci fosse dovuto e non sa quanto mi fa rabbia constatare che molti miei concittadini sardi non sanno o fingono di non sapere, dimostrandole una servile quanto mai dannosa riverenza, comportandosi come è solito fare ogni buon uomo colonizzato che, credendo di compiacere il sovrano straniero di turno, aspira a trarne chissà quali vantaggi ed ennesime promesse, che ci si prenderà cura di lui, che questa volta qualcosa sarà fatto".
Giorgio Napolitano, nel corso del suo intervento dal Teatro Lirico di Cagliari, assicura: "Per quello che mi riguarda io sento la responsabilità, visto che non rappresento le banche e il grande capitale finanziario come qualcuno umoristicamente crede o grida, e sarò accanto a chiunque darà il suo apporto" a quello "sforzo collettivo di rilancio della nazione italiana e di costruzione di una nuova Europa".
"Il contributo della Sardegna all'Unità d'Italia", come titolava il convegno organizzato al Teatro Lirico, sembra però a questo punto evidente. Al contrario, il contributo della Stato italiano alla Sardegna sembra essere ancora atteso, come anche ciò che le è dovuto.

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