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Napolitano e il placet dei bombardamenti in Libia

Giorgio Napolitano afferma che i bombardamenti in Libia costituiscono "il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia" a marzo e "quindi confortata da ampio consenso in Parlamento". Una guerra che servirà, naturalmente, a portare la pace. Orwelliana.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e delle Associazioni d'Arma, ha affrontato anche il tema della Libia e l'annuncio dei bombardamenti che l'Italia si appresta a compiere su un territorio che fino a pochi mesi fa era legato da un Trattato di Amicizia con il nostro Paese. Un Trattato di Amicizia che fu stipulato con lo stesso dittatore che oggi, lo sottolinea lo stesso Capo dello Stato, muove una "sanguinaria reazione" contro il suo stesso popolo. Quando fu stipulato il Trattato di Amicizia con Gheddafi, però, con tanto di onori e baciamani, poche voci contrarie si alzarono durante l'atto di sottoscrizione che sanciva la promessa dell'Italia di non usare e né permettere "l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia". Trattato ora "sospeso" e quindi disatteso, naturalmente, ma che non potrà cancellare, almeno storicamente, le responsabilità di chi quell'accordo non solo l'ha fortemente voluto ma anche non osteggiato. Alla stessa maniera un giorno la storia sancirà anche le responsabilità di chi ha voluto oggi la guerra in Libia, che come tante altre guerre di questi ultimi anni sembrano essere intraprese solo per aiutare le popolazioni civili, tanto che forse a breve anche questa nuova campagna di Libia verrà chiamata "missione umanitaria". E questa ennesima guerra, che naturalmente servirà a detta dei vari governi che la stanno intraprendendo, compreso quello italiano, a portare la pace (orwelliana), "costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento" come spiega il Capo dello Stato Napolitano, garante della Costituzione e quindi anche di quell'articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra da parte dell'Italia "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". E così Napolitano, comandante in capo delle forze armate italiane, afferma che l'Italia deve portarsi "all'altezza delle nostre responsabilità come mondo più sviluppato e ricco, mostrare lungimirante generosità, essere non solo coerenti con principi e valori di solidarietà, ma capaci di comprendere quale sia il nostro stesso interesse guardando a un futuro che è già cominciato" e ci spiega che "questo è in realtà l'autentico significato della partecipazione dell'Italia e delle sue Forze Armate alle missioni internazionali nelle aree di crisi, nel nome della sicurezza comune e della pace, contro la minaccia e le trame destabilizzanti del terrorismo, e contro negazioni sistematiche dei diritti umani". Ma quando nel 2008 abbiamo firmato il Trattato di Amicizia, potrebbe domandarsi qualcuno, l'Italia non si era resa conto che il dittatore sanguinario Gheddafi negava sistematicamente i diritti umani dei libici?

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