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Napolitano e Mancino intercettati 4 volte. E' "Re Giorgio" che parla?

I legali della Procura di Palermo depositano alla Corte Costituzionale una memoria difensiva in merito al conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale sulle intercettazioni tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, evidenziando che "un'immunità assoluta" è propria solo per un monarca.

Anche se "da Palermo non c'è stata alcuna fuga di notizie", come precisa all'Adnkronos il procuratore capo del capoluogo siciliano Francesco Messineo, e la Corte Costituzionale "ha provveduto a conservare tutti gli atti del procedimento con il massimo riserbo" come sottolinea in una nota, è ormai di dominio pubblico che sarebbero state 4 le telefonate tra l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza, e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano intercettate dai pm palermitani nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, su un totale di oltre 9mila. Le conversazioni di Napolitano con Mancino sono state intercettate indirettamente, e mai depositate, e su cui il Quirinale ha sollevato il conflitto di attribuzione. La Procura di Palermo, costituendosi in giudizio, ha depositato il 12 ottobre una memoria difensiva di 30 pagine alla cancelleria della Corte Costituzionale dove sarebbero riportate le date delle 4 telefonate indirettamente intercettate tra Napolitano e Mancino. Come riporta La Repubblica, le telefonate sono del "24 dicembre 2011 alle ore 9:40 (durata 3 minuti), del 31 dicembre 2011 alle ore 8:48 (durata 6 minuti), del 13 gennaio 2012 alle ore 12:52 (durata 4 minuti) e del 6 febbraio 2012 alle ore 11:12 (durata 5 minuti)". Ma non solo, i legali che rappresentano la Procura di Palermo evidenziano che "un'immunità assoluta potrebbe essere ipotizzata per il Presidente della Repubblica solo se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali - aggiungendo - Una simile irresponsabilità finirebbe invece per coincidere con la qualifica di 'inviolabile', che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorché limitate: una inviolabilità che - tenuta distinta dalla inviolabilità garantita dallo Statuto e dalle leggi a tutti i cittadini - implicava la totale immunità dalla legge penale nonché dal diritto privato quanto a particolari rapporti". Negli atti inoltre si fa un paragone con la legge della monarchia, spiegando che "si ritiene in dottrina che una legittima intercettazione di una conversazione telefonica nella quale accidentalmente figuri il Re come mero interlocutore non equivale a 'investigare la persona del Re', e quindi la registrazione della conversazione ben potrebbe essere valutata dal giudice istruttore che ne ordinerà la distruzione solo se irrilevante ai fini delle indagini, mentre in caso contrario resterebbe agli atti qualora la sua distruzione possa danneggiare l'accusa oppure la difesa con conseguente violazione dell'art. 24 della Costituzione spagnola". Non è comunque la prima volta che Napolitano viene accostato alla figura di un monarca. Prima degli avvocati che rappresentano i pm di Palermo era stato infatti il New York Times a chiamare il Capo dello Stato "Re Giorgio" per il ruolo svolto "dietro le quinte" quale artefice del "rapido passaggio dal governo cinematografico di Berlusconi a quello tecnocratico di Mario Monti".

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