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Napolitano e Grasso citati da pm come testimoni in processo trattativa Stato-mafia

Giorgio Napolitano e Pietro Grasso, insieme ad altri esponenti politici e delle istituzioni, tra cui l'ex Capo dello Stato Carlo Azelio Ciampi, sono stati citati dalla Procura di Palermo come testimoni nel processo sulla presunta trattativa Stato e mafia, che inizierà il 27 maggio. Sarà la Corte d'Assise di Palermo a decidere sull'ammissibilità dei testimoni citati dai pm.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato citato dai pm di Palermo come testimone nel processo sulla presunta trattativa Stato e mafia. Il processo, si aprirà il 27 maggio in Corte d'Assise. I pm intendono infatti ricostruire il contesto in cui maturarono le telefonate fra Nicola Mancino, indagato dalla Procura di Palermo con l'ipotesi di falsa testimonianza nell'ambito delle indagini sulla trattativa tra Stato e mafia, e l'ex consigliere giuridico del Quirinale Loris D'Ambrosio, che sono finite agli atti del processo per la trattativa perché l'ex ministro dell'Interno era intercettato dai magistrati di Palermo. Loris D'Ambrosio è morto per un infarto nel luglio 2012, e l'allora ministro della Giustizia Paola Severino precisava che il consigliere giuridico del Quirinale "non riusciva a capacitarsi come potesse essere accusato, con tanta veemenza, di aver voluto interferire su indagini in tema di mafia, proprio la materia che aveva costituito il centro del suo impegno. Per lui era insopportabile il peso di vedersi addebitata l'accusa di avere mancato ai propri doveri, assolti, invece, sempre con proverbiale scrupolo e chiara lucidità". In seguito alle pubblicazioni delle telefonate con Mancino, Loris D'Ambrosio aveva presentato le sue dimissioni al Quirinale, dove chiariva: "Non ho mai esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente, potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altro rappresentante dello Stato comunque implicato nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze". Giorgio Napolitano aveva respinto le dimissioni di Loris D'Ambrosio, rispondendogli in una lettera dove aveva sottolineato: "L'affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me. Ce ne saranno ancora, li fronteggeremo insieme come abbiamo fatto negli ultimi giorni".

Nel corso delle intercettazioni, anche Giorgio Napolitano era stato registrato, indirettamente, in alcune conversazioni con Mancino (era il telefono di Mancino sotto controllo), e poco tempo fa la Corte Costituzionale ha ordinato la distruzione di tali nastri dopo che il Capo dello Stato aveva sollevato il conflitto di attribuzione. In alcune conversazioni tra Loris D'Ambrosio e Nicola Mancino sarebbe stato menzionato anche l'allora procuratore generale antimafia, Pietro Grasso. Oltre a Napolitano, anche l'attuale presidente del Senato Piero Grasso è infatti citato come testimone nella lista stilata dai pm di Palermo, insieme all'ex Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, Giuliano Amato e altri esponenti politici come Giovanni Conso, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti. "Il dottor Grasso dovrà riferire in ordine alle richieste provenienti dall'odierno imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla trattativa, l'eventuale avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate", spiegano i magistrati. Sarà la Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, a decidere sull'ammissibilità dei testimoni citati dalla Procura.

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