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Napolitano: dinanzi a crisi gravi parlare il linguaggio della verità

Giorgio Napolitano, intervenendo al "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di Rimini, afferma che "dinanzi a fatti così inquietanti, dinanzi a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità" ed esorta i giovani "a portare nel tempo dell'incertezza, il loro anelito di certezza".

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, intervenendo al "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di Rimini, afferma che "dinanzi a fatti così inquietanti, dinanzi a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità: perché esso 'non induce al pessimismo, ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza' ". Il Presidente della Repubblica si domanda quindi se in questi 3 anni, in Italia, chiunque abbia responsabilità nelle "istituzioni, nella società, nelle famiglie, nei rapporti con le giovani generazioni" abbia davvero "parlato il linguaggio della verità". Una domanda che sembra non voglia cadere nella retorica, visto che Napolitano insiste nel chiedersi se sia stato "possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni, perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea? - e ancora - Possibile che da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge?". Per molti cittadini, probabilmente, la risposta appare semplice: sì, è stato possibile. E' lo stesso Napolitano a sottolineare infatti che "è da vent'anni che è, sempre di più, rallentata la crescita della nostra economia; è da vent'anni che si è invertita la tendenza al miglioramento di alcuni fondamentali indicatori sociali; è da vent'anni che al di là di temporanee riduzioni del rapporto tra deficit e prodotto lordo, non siamo riusciti ad avviare un deciso abbattimento del nostro debito pubblico. La crescita è rallentata fino a ristagnare, la competitività della nostra economia, in un mondo globalizzato e radicalmente trasformato nei suoi equilibri, ha particolarmente sofferto del calo o ristagno della produttività". Da vent'anni, cioè dalla fine della Prima Repubblica. A sentire il Capo dello Stato, l'Italia della Seconda Repubblica, quindi, sembra essere stata caratterizzata da una progressiva perdita di quella "affidabilità" che ora siamo costretti a recuperare. In primo luogo, evidenzia Napolitano, bisogna recuperare l'affidabilità riguardo al nostro debito pubblico, e per questo il Presidente della Repubblica auspica "scelte non di breve termine e corto respiro, ma di medio e lungo periodo". "Si tratta di fare i conti con noi stessi, finalmente e in modo sistematico e risolutivo - incalza Napolitano - ho detto e ripeto che lasciare quell'abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale. Faccia dunque ora il Parlamento le scelte migliori, attraverso un confronto davvero aperto e serio, e le faccia con la massima equità come condizione di accettabilità e realizzabilità". E ancora: "Anche al di là della manovra oggi in discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre un impegno categorico; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell'evasione di cui l'Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati. E' una stortura, dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili". Giorgio Napolitano sottolinea infatti, a più riprese, che saranno i giovani di oggi e del prossimo futuro a pagare per questa "mancanza di verità", affermando che "la situazione attuale di carenza di possibilità di lavoro, di disoccupazione e di esclusione per quote così larghe della popolazione giovanile, impone che si parta dal concreto di politiche per il rilancio della crescita produttiva, di più forti investimenti e di più efficaci orientamenti per la formazione e la ricerca, di più valide misure per l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro". Giorgio Napolitano invita quindi i giovani a fare la loro parte, "impegnandovi nell'attività politica. C'è bisogno di nuove leve e di nuovi apporti - afferma il Capo dello Stato - Non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obbiettivi di potere, e anche personalismi dilaganti in seno ad ogni parte". Napolitano esorta i giovani a portare "nell'impegno politico le vostre motivazioni spirituali, morali, sociali, il vostro senso del bene comune, il vostro attaccamento ai principi e valori della Costituzione e alle istituzioni repubblicane: apritevi così all'incontro con interlocutori rappresentativi di altre, diverse radici culturali. Portate, nel tempo dell'incertezza, il vostro anelito di certezza. E' per tutto questo che rappresentate, come ha detto nel modo più semplice la professoressa Guarnieri, 'una risorsa umana per il nostro Paese' ". Il Presidente della Repubblica, infatti, non solo fa proprio l'auspicio di Papa Benedetto XVI, spiegando che affinché "si creino le condizioni di un rinnovato slancio che attraversi la società in uno spirito di operosa sussidiarietà" si deve contare "anche sulle risorse che scaturiscono dalla costante, fruttuosa ricerca di 'giuste forme di collaborazione - secondo le parole di Benedetto XVI - fra la comunità civile e quella religiosa' ". Giorgio Napolitano avverte anche di non credere che "l'impermeabilità della politica possa durare ancora a lungo, sotto l'incalzare degli eventi, delle sollecitazioni che crescono all'interno e vengono dall'esterno del Paese". "Il prezzo che si paga per il prevalere, nella sfera della politica, di calcoli di parte e di logiche di scontro sta diventando insostenibile - afferma Napolitano - Una cosa è credere nella democrazia dell'alternanza; altra cosa è lasciarla degenerare in modo sterile e dirompente dal punto di vista del comune interesse nazionale". Per questo il Capo dello Stato chiede di valorizzare "ogni sforzo di disgelo e di dialogo" per finalmente "ridare vigore e continuità allo sviluppo economico, sociale e civile, far ripartire la crescita in condizioni di stabilità finanziaria, non rischiando di perdere via via terreno in seno all'Europa e nella competizione globale, di vedere frustrate energie e potenzialità ben presenti e visibili nel Paese, di lasciare insoddisfatte esigenze e aspettative popolari e giovanili e di lasciar aggravare contraddizioni, squilibri, tensioni di fondo".

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