le notizie che fanno testo, dal 2010

Napolitano come Obama: "change", conquiste del passato superate

Il giorno della Festa dei lavoratori, Primo Maggio, Giorgio Napolitano, come Obama prima di lui, invita "al cambiamento" perché "non sarà consentito agli europei di vivere al di sopra delle loro possibilità".

Quando Giorgio Napolitano parla è sempre molto chiaro, e lo è stato anche in occasione di questo Primo Maggio, Festa dei lavoratori. Al posto del solito "mantra" governativo "rigore, equità e crescita", stavolta il Capo dello Stato prende in prestito le parole che campeggiano sul palco di San Giovanni a Roma "speranza, passione, futuro" per spiegare come affrontare la crisi "in un mondo che è radicalmente mutato specie nell'ultimo decennio e che continua a mutare".
Proprio per questo, Napolitano invita, come prima di lui aveva fatto Obama con il suo "change", a predisporsi "al cambiamento" perché, riflette, "anche ai lavoratori, dunque, e ai giovani che bussano alle porte del mercato del lavoro, non può sfuggire che la realtà con la quale occorre misurarsi non è più quella di un decennio o di alcuni decenni fa" e che quindi, precisa il Capo dello Stato, "non può essere affrontata arroccandosi nelle conquiste del passato ma riformulando le proprie ragioni - insieme con istanze perenni di equità e di giustizia - in modo da farle valere in un contesto nuovo: nuovo dal punto di vista tecnologico, produttivo, competitivo".
Insomma, le nuove generazioni, ma non solo, devono capire che "ogni posizione puramente difensiva o nostalgica è perdente" perché, continua Napolitano, "occorre, non già con rassegnazione ma con passione mirare ad un benessere diversamente concepito e misurato rispetto al modello dello scorso secolo: un benessere ben più riferito a componenti ambientali, sociali, culturali, ovvero di qualità della vita, che non ai tradizionali parametri quantitativi".
Giorgio Napolitano entra quindi ancor più nello specifico nel caso qualcuno non avesse ancora compreso bene il senso delle sue parole, precisando che "l'Europa, le sue classi dirigenti, i suoi ceti popolari, i suoi cittadini, debbono predisporsi al cambiamento, perché il peso demografico ed economico del nostro continente si è ridotto nel mondo, e non sarà consentito agli europei di vivere al di sopra delle loro possibilità".
Il cambiamento di cui forse sta parlando Napolitano è lo stesso deciso nel 1995 al Fairmont Hotel di San Francisco, dove si gettano le basi della "società di un quinto" o del "20:80" (http://is.gd/gI7HVN), perché nel XXI secolo alla società servirà solamente "un quinto di tutta la forza lavoro" mentre per l'80% della popolazione in cerca di occupazione basterà il "tittytainment" di Zbigniew Brzezinski ("La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" di Hans-Peter Martin e Harald Schumann, Edition Raetia, 1996, traduzione di Franz Reinders).

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: