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Napolitano: Monti post Berlusconi non fu complotto, storia incontrovertibile

Giorgio Napolitano scrive al Corriere della Sera per respingere l'idea di "complotto" sollevata dalle anticipazioni del libro di "Ammazziamo il Gattopardo" di Alan Friedman, dove si racconta che il Presidente della Repubblica incontrò Mario Monti mesi prima della sua salita a Palazzo Chigi, chiarendo che "i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili".

Giorgio Napolitano scrive al Corriere della Sera per respingere l'idea di "complotto" sollevata dalle anticipazioni del libro di "Ammazziamo il Gattopardo" di Alan Friedman (in uscita per Rizzoli il 12 febbraio), dove si racconta che il Presidente della Repubblica incontrò Mario Monti mesi prima della sua salita a Palazzo Chigi, dando "segnali" al professore della Bocconi che presto avrebbe potuto sostituire Silvio Berlusconi alla guida del governo, come avvenne effettivamente il 13 novembre del 2011. Giorgio Napolitano scrive quindi di non avere "nessuna difficoltà a ricordare di aver ricevuto" nel suo studio "il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate", aggiungendo che "nel corso del così difficile - per l'Italia e per l'Europa - anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento". "Egli appariva allora - e di certo non solo a me - una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese" ammette Giorgio Napolitano, chiarendo però che "i veri fatti, i soli della storia reale del paese nel 2011, sono noti e incontrovertibili. Ed essi si riassumono in un sempre più evidente logoramento della maggiornaza di governo uscita vincente dalle elezioni del 2008". Il Capo dello Stato rammenta quindi come "l'8 novembre la Camera respinse il rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato, e la sera stessa il Presidente del Consiglio da me ricevuto al Quirinale convenne sulla necessità di rassegnare il suo mandato una volta approvata in Parlamento la legge di stabilità". Giorgio Napolitano quindi precisa: "Fu nelle consultazioni successive a quelle dimissioni annunciate che potei riscontrare una larga convergenza sul conferimento a Mario Monti - da me già nominato, senza alcuna obiezione, senatore a vita - dell'incarico di formare il nuovo governo".

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