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Napolitano, Italia ripudia la guerra? A seconda dell'interpretazione

Giorgio Napolitano risponde a Valentino Parlato de "il manifesto" che in un articolo gli chiedeva se era necessario un così "esplicito consenso" ai bombardamenti italiani in Libia, spiegando che "l'articolo 11 della Costituzione, quello sul ripudio della guerra deve essere letto e correttamente interpretato nel suo insieme".

I primi Tornado italiani sono oggi partiti da Trapani per bombardare la Libia, naturalmente solo "bersagli selezionati" (anche se tali obiettivi rimangono finora sconosciuti). E mentre si vocifera che Silvio Berlusconi potrebbe oggi fare visita a Giorgio Napolitano per riferire sulla guerra in Libia, il Quirinale pubblica un articolo pubblicato su "il manifesto", dal titolo "Articolo 11, Napolitano ci spiega", in cui Valentino Parlato riferisce di un colloquio con il Presidente della Repubblica. "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua attenta lettera di augurio per i nostri 40 anni ha anche voluto richiamare le diverse occasioni e ragioni di dissenso tra di noi, compreso l'editoriale di ieri, mercoledì 27 aprile, con il quale criticavo il suo consenso all'intervento italiano in Libia" scrive Parlato. L'articolo richiamato da Parlato è "Presidente, le bombe no" (http://is.gd/x2TCbM) dove veniva chiesto al Capo dello Stato se era necessario un così "esplicito consenso" ai bombardamenti italiani in Libia e dove si ricordava: "In Libia si era aperta una rispettabile guerra civile, animata dalla gioventù araba - come in Tunisia e in Egitto -, anche se in condizioni più difficili e incerte per l'antica divisione tra Tripolitania e Cirenaica. C'è stata, su sollecitazione esplicita della Francia di Sarkozy, la disposizione dell'ONU che autorizzava la no fly zone. Il governo italiano aveva aderito fino al punto di mandare istruttori in Libia, ma rifiutava (sempre il governo Berlusconi) i bombardamenti, che, di solito, fanno morti. Pochi giorni fa, dopo una telefonata di Obama a Berlusconi, il governo italiano ha deciso di dare via libera ai bombardamenti - concludendo - La guerra che fa morti è tutto tranne che umanitaria". Giorgio Napolitano, nella sua lettera a "il manifesto", spiega che "l'articolo 11 della Costituzione, quello sul ripudio della guerra (nella scelta del termine - sottolinea - è evidente il riferimento alla guerra in cui si imbarcò l'Italia fascista) deve essere letto e correttamente interpretato nel suo insieme". Il Capo della Stato poi precisa che "partecipando alle operazioni contro la Libia sulla base della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l'Italia non conduce una guerra né per offendere la dignità di altri popoli né per risolvere controversie internazionali; l'Italia risponde a una richiesta delle Nazioni Unite". Valentino Parlato infine sottolinea come il Presidente della Repubblica abbia così invitato "a leggere il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l'impiego della forza armata dinnanzi a minacce alla pace, violazioni della pace e atti di aggressione" concludendo che "è proprio sulla base del cap. VII che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha adottato la risoluzione 1973. Quindi, non c'è nessun contrasto fra il nostro art. 11 e quella Carta delle Nazioni Unite che proprio con il cap. VII volle segnare un fondamentale discrimine rispetto alla impotenza mostrata dalla Società delle Nazioni, con catastrofiche conseguenze, negli anni Trenta". La Carta delle Nazioni Unite precisa anche che prima di "intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale" (art. 42), "il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l'impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure. Queste possono comprendere un'interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche" (art.41). E' leggittimo domandarsi se gli Stati delle Nazioni Unite abbiano adottato tutte le "misure" possibili "non implicanti l'impiego della forza armata" prima di decidere di bombardare la Libia (qualcuno sostiene addirittura con uranio impoverito - http://is.gd/djPFMp - http://is.gd/UQ9PIR) e passare "le consegne" alla NATO.Citando Nichi Vendola, "oggi la parola torna alle bombe, come a significare nella forma più radicale quanto povero sia il tavolo da lavoro della politica e della diplomazia. L'Italia, che conquistò la Libia e la sottomise al giogo del colonialismo, torna in quelle terre nel modo più sbagliato, come forza belligerante".

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