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Napolitano: ILVA "straordinaria esperienza di produzione e di lavoro"

Giorgio Napolitano "da giovane deputato ed esponente politico meridionale" fu "convinto sostenitore (...) della costruzione di un impianto siderurgico a ciclo integrale nella città di Taranto". Il Presidente risponde agli operai dell'ILVA di Taranto. Intanto Angelo Bonelli dei Verdi denuncia che "il disastro sanitario sia passato completamente in secondo piano" .

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo Papa Benedetto XVI che chiedeva all' Angelus di domenica di compiere "ogni sforzo per giungere ad una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica", interviene sulla vicenda dell'ILVA di Taranto, impianto industriale dove ieri i tecnici inviati dal gip hanno cominciato il loro lavoro per apporre i sigilli. Giorgio Napolitano coglie l'occasione di una lettera ricevuta dai lavoratori dell'ILVA che, naturalmente, si battono perché gli impianti non vengano fermati, anche se, paradossalmente la magistratura compie l'azione di sequestro per "tutelare" la loro salute e quella dell'ambiente circostante. Scrive in risposta Napolitano: ""Sono debitore di una risposta al drammatico appello che mi avete rivolto: anche perché nel lontano 1959-60, da giovane deputato ed esponente politico meridionale, fui convinto sostenitore della necessità - per la rinascita e lo sviluppo del Mezzogiorno - della costruzione di un impianto siderurgico a ciclo integrale nella città di Taranto. Nacque allora una grande realizzazione, una straordinaria esperienza di produzione e di lavoro, che non può cancellarsi, per quanto sia passata attraverso scelte discutibili e abbia conosciuto complessi problemi." Continua il Presidente della Repubblica: "Dev'essere perciò possibile - nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e delle sue valutazioni ai fini dell'applicazione della legge - giungere a soluzioni che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell'attività in un settore di strategica importanza nazionale, fonte rilevantissima di occupazione in particolare per Taranto e la Puglia, e insieme procedere senza ulteriore indugio agli interventi spettanti all'impresa e alle iniziative del governo nazionale e degli enti locali che risultino indispensabili per un pieno adeguamento alle direttive europee e alle norme per la protezione dell'ambiente e la tutela della salute dei cittadini. Auspico che in tale direzione si operi rapidamente ed efficacemente, favorendo un clima di serena comprensione e di responsabile partecipazione sociale e civile a Taranto e in tutti i centri interessati alla scottante questione". Una risposta istituzionale che, per alcuni osservatori, potrebbe non mettere sufficientemente l'accento sulle ragioni per cui all'ILVA si stanno apponendo i sigilli. Chi invece sottolinea questo aspetto è sicuramente Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che afferma: "In questi giorni si avvertono fortissime pressioni per condizionare i magistrati sulla vicenda Ilva e sembra che il disastro sanitario sia passato completamente in secondo piano. Eppure la situazione sanitaria a Taranto è drammatica: stiamo parlando di una città dove si muore e si ci ammala d'inquinamento". Dal suo blog Angelo Bonelli sintetizza gli "effetti" dell'ILVA : "I magistrati hanno fatto solo il proprio dovere in una città dove 2 persone al mese muoiono di inquinamento e dove la diossina è entrata nel latte materno. Un dato più di altri può dare l'idea di cosa stiamo parlando: in città l'inquinamento pesa 210 chilogrammi per ogni cittadino. A Taranto l'agricoltura è interdetta in un raggio di 20 chilometri dal Polo siderurgico, migliaia di capi di bestiame sono stati abbattuti perché contaminati, la mitilicoltura e maricoltura hanno subito danni gravissimi. Sono migliaia gli agricoltori, gli allevatori e i mitilicultori che hanno perso il lavoro e che adesso sono disoccupati nel silenzio delle cronache". Il leader dei Verdi ricorda quindi che tutti respiriamo la stessa aria: "Gli operai di Taranto sono vittime, come lo sono i cittadini che si ammalano e muoiono, come lo sono i bambini a cui è stato vietato (da un'ordinanza del sindaco) di toccare la terra perché inquinata e che hanno una aspettativa di vita drammaticamente minore del resto d'Italia. Chi considera le ragioni delle battaglie contro l'inquinamento a Taranto e paragona l'ambientalismo tarantino (che unisce le ragioni dell'ambiente a dolori personali, lutti, drammi, lacrime) ad 'un ambientalismo fondamentalista ed isterico' si comporta da estremista e farebbe meglio a non richiamarsi alla tradizione ecologista".

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