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Napolitano: Borse, allarmante segnale. Serve recuperare fiducia

Dopo il crollo di Piazza Affari, Giorgio Napolitano interviene spiegando che "nessuno può sottovalutare il segnale allarmante", invitando ad introdurre nella manovra "misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità".

Dopo il crollo di Piazza Affari, che a chiuso a - 4,83%, e il monito di Mario Draghi, che ricorda che "gli Stati membri non devono dare per scontato l'intervento della BCE sul mercato obbligazionario" e avverte che "l'acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea è temporaneo ed è stato deciso per eliminare disfunzioni in alcuni segmenti di mercato", interviene il Capo dello Stato Giorgio Napolitano attraverso una nota diffusa nella serata di ieri dal Quirinale. "Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi - spiega Napolitano - E' un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente". Il Presidente della Repubblica afferma quindi che "si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità", facendo "appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili". Insomma, Napolitano sembra rinnovare l'invito, rivolto all'intera classe politica, ad approvare, e a rafforzare, la manovra da 45,5 miliardi di euro, quella che introduce una norma anche sui cosiddetti "licenziamenti facili" (ma che potrebbe influenzare anche gli stipendi dei lavoratori). Solo quando la manovra piacerà ai mercati finanziari, pare di capire, allora l'Italia recupererà affidabilità. Fino ad allora, sembra essere "condannata" ad agire a seconda dell'andamento delle Borse. Ma ciò che appare ancor più grave agli occhi di attenti osservatori, è che mentre l'Italia rischia di affondare, la responsabilità politica di questa mancanza di credibilità sembra continuare a non ricadere su nessuno. E su nessuno pare si voglia far ricadere.

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