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Lassini si dimette e chiede scusa a Napolitano in una lettera

Roberto Lassini si dimette dalla lista del Pdl per le amministrative di Milano e in una conferenza stampa legge una lettera di scuse indirizzata a Giorgio Napolitano, specificando di essere stato "vittima di un sentimento di rivalsa" in merito all'affissione dei manifesti.

Sembra essersi conclusa la vicenda che ha visto protagonista Roberto Lassini che ha "in qualche modo patrocinato" l'affissione dei manifesti "Via del BR dalle Procure". Lassini, durante la conferenza stampa che annuncia le sue dimissioni dalla lista del Pdl per le amministrative milanesi, precisa quindi di aver solo "in qualche modo patrocinato" le affissioni dei manifesti, anche se ai giornalisti presenti non specifica esattamente cosa intendesse dire con queste parole, sottolineando solo che "non esiste nessun capro espiatorio", anche se a qualcuno qualche dubbio in merito sembra rimanere. Durante la conferenza stampa Roberto Lassini, presidente dell'associazione "Per la democrazia", legge anche una lettera inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che solo due giorni fa aveva affermato che i manifesti in questione rappresentavano "innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non" ma che indicavano anche "come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull'amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni". "Illustrissimo Presidente - legge Lassini - le parole da lei espresse in merito alla nota vicenda dei manifesti affissini a Milano mi hanno profondamente toccato. Non lo dico per compiacerla né per riscattarmi, ma perché condivido l'attaccamento allo Stato e il rispetto delle istituzioni democratiche da lei richiamate. Mi rendo conto che il messaggio espresso in quel manifesto, da me in qualche modo patrocinato, tradiva una rabbia personale con cui ho convissuto per anni e non teneva in giusta considerazione il dolore di altri italiani e l'attacco non voluto al nostro Stato. Di questo sono amareggiato e pentito, di questo chiedo pubblicamente scusa a lei, che rappresenta la nostra Repubblica ed il popolo italiano". "Sono un uomo di legge che ne ha subito le sue umane storture e che tutt'ora ne osserva - continua Roberto Lassini - ma che nella legge e nella democrazia non ha mai smesso di credere, prima come cittadino, poi come imputato nel processo e infine come avvocato". In questo caso Roberto Lassini fa riferimento alla sua passata vicenda giudiziaria che l'ha visto in carcere 42 giorni, come lui stesso racconta in una intervista di qualche giorno fa a "Il Giornale", accusato di tentata concussione nel 1993, in piena Tangentopoli. Dopo "5 anni e mezzo la sentenza di proscioglimento", spiega, anche se nel frattempo si dimise da sindaco di Turbigo (Milano) e la sua carriera politica fu stroncata. Lassini continua a leggere la lettera indirizzata a Napolitano: "Ho sbagliato nei termini anzidetti, vittima di un sentimento di rivalsa e spinto nel desiderio di dare una scossa che consentisse di trovare soluzioni affinché nessun italiano viva la giustizia come un'ingiustizia, come è successo a me. Allora, uomo delle istituzioni, e come accade oggi per altri uomini delle istituzioni, ciò non mi giustifica, lo comprendo e ne sono convinto. E' giusto che renda conto di quello che ho fatto a quel popolo italiano verso cui ognuno di noi ha doveri inalienabili - concludendo - Voglia accetare le mie scuse più sentite che rivolgo, anche e soprattutto, a tutte le vittime del terrorismo e i loro familiari che con il dolore devono convivere". Prima di lasciare la conferenza stampa, a cui non ha risposto a nessuna domanda perché "non nello stato d'animo", aggiunge che la sua associazione "Per la democrazia" continuerà "con tutto quello che possiamo fare per la battaglia in favore di una giustizia giusta e a sostegno della riforma della giustizia del governo Berlusconi". Sempre a "Il Giornale", infatti, aveva sottolineato come "è il sistema giustizia che non funziona" e che la sua "associazione è nata per sostenere il premier nella battaglia per la riforma" e per "dare manforte a Berlusconi".

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