le notizie che fanno testo, dal 2010

Berlusconi: è "guerra civile" alla vigilia del Giorno della Memoria

Il 9 maggio l'Italia celebra il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Ma alla vigilia di tale ricorrenza Berlusconi afferma che "mai in Italia si è verificata una stagione con una vita politica all'insegna di una guerra civile come adesso".

Oggi l'Italia celebra il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Al Quirinale sarà reso omaggio, in particolare, "ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche", come si leggeva in una nota del 18 aprile scorso del Colle. La scelta "costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta 'Associazione dalla parte della democrazia', per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo (Lassini, ndr)". Il manifesto che troneggiava a Milano era "Via le BR dalle Procure" e come aveva sottolineato allora Giorgio Napolitano, esso non solo "rappresenta una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non" ma anche "indica come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull'amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni". Eppure, due giorni prima delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, il Presidente del Consiglio continua ad affermare come i pm siano "eversori" e addirittura "un cancro da estirpare", anche se con particolare riferimento ai magistrati di Milano, come precisa ieri da Olbia, dove si è recato per sostenere la candidatura dell'ex sindaco della città sarda Settimo Nizzi. E alla vigilia del Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice Silvio Berlusconi afferma anche che "mai in Italia si è verificata una stagione con una vita politica all'insegna di una guerra civile come adesso" e questo perché "gli insulti e le calunnie" di cui è "oggetto sono terrificanti". E poi ancora il premier torna a parlare di una Consulta "di sinistra", che deve essere "cambiata" perché "abroga le leggi" che fa il governo, ricordando naturalmente di essere "l'uomo più processato dell'Universo". Insomma, qualcuno potrebbe dire niente di nuovo, ma ascoltare queste affermazioni dal Capo di governo mentre i familiari dei magistrati uccisi dalla BR (Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione) si preparano a ricordarli insieme al Capo dello Stato, fa un certo effetto. Almeno a qualcuno. Solo ieri Giorgio Napolitano ha ricordato che "il 9 maggio è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l'Italia deve alle vittime del terrorismo. E' il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in periodi tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere" (tratto da 'Il nostro omaggio' che apre il libro 'Nel loro segno' del Consiglio Superiore della Magistratura). "Negli anni degli attentati terroristici - continua Napolitano - l'Italia corse rischi estremi. Sapemmo uscirne nettamente, pur pagando duri prezzi, e avemmo così la prova di quanto profonde fossero nel nostro popolo le riserve di attaccamento alla libertà, alla legalità, ai principi costituzionali della convivenza democratica, su cui poter contare. Ebbene, quelle riserve vanno accuratamente preservate, ravvivate, e messe in campo contro ogni nuova minaccia nella situazione attuale del paese e del mondo che ci circonda". Giorgio Napolitano chiude quindi con un imperativo: "No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma" e citando Vittorio Bachelet: "La testimonianza dei caduti per la libertà non sia solo onorato ricordo ma si traduca in un impegno morale ed uno sforzo di pratica efficienza per la difesa della libertà, per la costruzione di una convivenza civile più umana e serena che sappia cogliere e ordinare, in un disegno di giustizia, la tumultuosa crescita della nostra società".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: