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25 aprile, Napolitano: sì a riforme ma nel rispetto della Costituzione

Giorgio Napolitano celebra dall'Altare della Patria il 25 aprile, Festa della Liberazione, in una Roma spesso tappezzata da manifesti e scritte "nostalgicamente" fasciste, omaggiando "coloro che combatterono e caddero sognando un'Italia libera".

Il Presidente della Repubblica ha oggi, 66esimo anniversario del 25 aprile, deposto come da tradizione una corona d'alloro al Monumento del Milite Ignoto. E chissà se Giorgio Napolitano, nel suo tragitto verso l'Altare della Patria, ha avuto occasione di osservare uno dei tanti manifesti con immagini e simboli fascisti che ormai tappezzano Roma, alcuni dei quali con frasi ancor più vergognose se lette nel giorno in cui l'Italia ricorda la liberazione dai nazifascisti. A fare notizia, in particolare, nei giorni scorsi quel manifesto affisso a Roma che riporta, citando il Giornale Radio Rai, "la scritta '25 aprile...' nella parte superiore; più in basso c'è un disegno realizzato con una grafica d'epoca in cui un gruppo di giovani militanti fascisti con in testa il fez e mostrando orgogliosamente le proprie armi, tra cui un fucile, viaggia a bordo di un camion. Infine, nella parte sottostante compare la scritta 'Buona pasquetta' con tre fasci littori". Dall'Altare della Patria il Capo dello Stato ricorda come quest'anno il 25 aprile, festa della Liberazione, si colloca "nella scia delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia che hanno nel marzo scorso toccato il culmine in tutto il Paese. Nel richiamare entrambi gli anniversari i punti di contatto appaiono evidenti. Nonostante la distanza e la diversità dei periodi e degli eventi storici, ritroviamo le forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi grandi obbiettivi ideali: libertà, indipendenza, unità". Napolitano continua e spiega: "Nel parlare - il 17 marzo scorso a Montecitorio - delle ardue prove superate nel corso della nostra storia di 150 anni, mi sono ovviamente riferito anche e in particolare all'esperienza rigeneratrice della Resistenza come risposta a colpi durissimi e a rischi estremi vissuti dalla nazione. Dalla memoria e dalla viva consapevolezza di prove come quella possiamo trarre - voglio ripeterlo - la fiducia indispensabile per affrontare le sfide di oggi e del futuro". La Resistenza italiana, infatti, è il nostro Secondo Risorgimento. Napolitano quindi invita tutti ad affrontare la "complessità di queste sfide" e "la difficoltà dei problemi che già ci si pongono e ci incalzano" con "un nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione, nel libero confronto delle posizioni e delle idee, e insieme nella ricerca di ogni possibile terreno di convergenza", ricordando come, dopo il 17 marzo, siano poi "seguite settimane di aspra tensione nella vita istituzionale e nei rapporti politici, anche per l'avvicinarsi di normali scadenze elettorali" ma sottolineando che "è nell'interesse comune che le esigenze della competizione in vista del voto non facciano prevalere una logica di acceso e cieco scontro". Si proceda alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato" conclude Napolitano, ricordando però di farlo "con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali in cui tutti possono riconoscersi. Senza mettere in forse quei principi, e quella sintesi - così comprensiva e limpida - dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua Prima Parte sancito". Infine Giorgio Napolitano ha reso "omaggio a coloro che combatterono e caddero sognando un'Italia libera, prospera e solidale, non più fatalmente lacerata, capace di rinnovare e rafforzare le basi della sua unità". Nella speranza che in futuro nessun'altro italiano debba combattere e cadere sognando ancora una volta "un'Italia libera".

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