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Meloni: dopo censura Unar, reclusione in un campo di rieducazione?

Non stupisce che Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, sia stata censurata come denuncia dall'Unar, visto che l'Italia è un paese "parzialmente libero" di esprimersi secondo tutte le classifiche sulla libertà di stampa. A Matteo Renzi, Giorgia Meloni quindi osserva che "il passo tra la censura governativa a un parlamentare e la reclusione in un campo di rieducazione spesso è breve" e su Twitter lancia la campagna #bavagliodistato.

Nel 2015 l'Italia scende di ben 24 posizioni nella classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières, piazzandosi al 73esimo posto tanto che anche la Global Press Freedom Rankings di Freedom House continua a considerare il nostro un Paese "parzialmente libero" di esprimersi, al pari della Corea del Sud, la Namibia, il Sud Africa, la Romania, il Mozambico e la Bulgaria solo per citarne alcuni. In Italia, infatti, i giornalisti devono stare attenti non solo alle minacce ma anche a quegli "indottrinamenti" che a volte vengono veicolati persino in alcuni corsi di formazione (obbligatori e promossi dall'Odg), durante i quali c'è chi dalla cattedra avverte i colleghi che determinate parole o espressioni non si dovrebbero più scrivere, pena il rischio di una querela che definire temeraria è un eufemismo. Tra le parole da censurare, è stato spiegato in una occasione, c'è la parola "clandestino" mentre bisogna stare bene attenti anche al tipo di nazionalità di un ladro, per esempio, che si riporta nel titolo di un articolo perché in alcuni casi questa dovrebbe essere omessa e sostituita genericamente con il termine neutro di "persona".

Giorgia Meloni, però, a quanto pare non sembra masticare ancora bene la neolingua. La presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale denuncia infatti: "Un ufficio governativo mi redarguisce per le opinioni espresse e mi invita, con garbo, a dire agli italiani cose reputate (dal Governo!) più accettabili". La Meloni si è vista infatti recapitare una lettera dall'Unar che chiede alla deputata "di volere considerare per il futuro, l'opportunità di voler trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore". L'Unar è l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, costola della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha tra "i compiti di fornire in autonomia di giudizio, ausilio e assistenza alle vittime della discriminazione e di svolgere, nel rispetto dei poteri dell'Autorità giudiziaria, inchieste autonome su fenomeni discriminatori anche a seguito di segnalazioni ricevute".

Ed infatti, l'Unar in questo caso si è attivato dopo che all'Ufficio gli è stata segnalata una intervista della leader di FdI durante la quale la Meloni dichiara: "La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti. - e ancora - Per gli altri, porte chiuse finché non avranno risolto i problemi di integralismo e violenza interni alla loro cultura".

"Prima di entrare nel merito delle dichiarazioni contestate, vorrei fare un paio di considerazioni preliminari" prosegue la Meloni in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, chiarendo: "La prima è che io sono un parlamentare regolarmente eletto da alcuni cittadini italiani per sostenere le proprie opinioni politiche, ma prima ancora sono una cittadina italiana, e desidero affermare il mio punto di vista senza incorrere in censure governative. (..) Non pretendo che tutti siano d'accordo con il mio pensiero, ma rivendico il diritto di esprimere le mie opinioni in libertà e coscienza. Ciò deve valere per qualunque italiano o italiana". Giorgia Meloni ricorda inoltre a Renzi che la Costituzione sancisce con l'art. 68 che "I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". La presidente di Fratelli d'Italia si dice quindi sconvolta dall'apprendere che quindi "esiste nella nostra Repubblica un ufficio 'valutazione e censura' delle opinioni", ricordando: "E la cosa divertente è che lo stesso 'ente' che si permette di sindacare le mie opinioni è stato recentemente oggetto di polemica per aver promosso la distribuzione nelle scuole di opuscoli sulla teoria gender. Quindi a spiegarmi cosa potrei dire sono quelli che vorrebbero insegnare ai bambini delle elementari che maschi e femmine non esistono, perché il sesso biologico è solo un'invenzione dei benpensanti".

Dopo aver ribadito che "tra i criteri discrezionali con i quali si stabiliscono" le quote attraverso il decreto flussi "dovrebbe essere presa in considerazione anche l'affinità culturale e la facilità di integrazione", Giorgia Meloni spiega di rimanere "in attesa, curiosa di sapere cosa ci sia dopo il cartellino giallo mostratomi dal Governo", osservando: "Perché il passo tra la censura governativa a un parlamentare e la reclusione in un campo di rieducazione spesso è breve". La leader di Fratelli d'Italia quindi conclude: "Nel frattempo, credo che continuerò ad interrogarmi su quale autorità morale e politica abbia concesso tali poteri di censura al Governo e all'Unar, travalicando abbondantemente quelli della Costituzione italiana e dei più basilari principi democratici. E chissà se per caso, ma proprio per caso, il nostro Presidente della Repubblica avrà qualcosa da dire in merito". Nel frattempo, Giorgia Meloni lancia su Twitter la campagna #bavagliodistato "per dire no alla censura del governo Renzi".

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