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Ruby: conflitto attribuzione. La patata bollente passa a Fini

La maggioranza ha chiesto a Fini di sollevare il conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato, in relazione al processo sul caso Ruby. Ora la "patata bollente" passa a Fini perché potrebbe essere il suo voto a segnare gli eventi, anche storici.

Il prossimo 6 aprile inizierà il processo, ormai ribattezzato caso Ruby, che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Un accusa che il Presidente del Consiglio respinge al mittente, anche se da più parti gli si sottolinea che di norma ci si difende durante il processo e non dal processo. Di dimissioni neanche si parla più ormai, anche perché il premier si dice innocente e quindi lo scandalo non sembra scalfire la sua immagine pubblica, anche se in altre nazioni (ultimo caso in Germania) si va a casa per molto meno, per quell'idea "assurda" che non si può tradire la fiducia dell'elettore. Ma, ripetiamo, Silvio Berlusconi afferma di essere innocente e di avere dalla sua parte la maggioranza degli italiani.
La Procura di Milano decide comunque per il giudizio immediato riscontrando nelle carte d'indagine dei pm la "prova evidente" del fatto. Il processo è quindi alle porte, ma a sorpresa ieri la maggioranza ha chiesto al Presidente della Camera Gianfranco Fini di sollevare il conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato, davanti alla Corte Costituzionale, in relazione al processo sul caso Ruby. In poche parole nella lettera, firmata dai capogruppo Fabrizio Cicchitto (Pdl), Marco Reguzzoni (Lega) e Luciano Sardelli (Responsabili), sembra che si sottolinei che i magistrari milanesi avrebbero avuto un atteggiamento "superficiale" nel voler continuare a percorrere una strada sbagliata indicata, a dire dei 3 capogruppo, da una "interpretazione scorretta" della disciplina vigente, in base quindi all'articolo 96 della Costituzione. La maggioranza, insomma, ribadisce ancora una volta che Silvio Berlusconi avrebbe chiamato la Questura di Milano per far rilasciare la minorenne Ruby Rubacuori (affermando che era la nipote di Mubarak) in veste istituzionale, e quindi il reato di concussione diventerebbe automaticamente un reato ministeriale, di competenza del Tribunale dei ministri. Sembra che nella lettera inviata a Fini vi sia anche sottolineato come i magistrati abbiano quindi dimostrato "un intento persecutorio" nei confronti di Silvio Berlusconi. Ora la cosiddetta "patata bollente" passa a Gianfranco Fini, perché sarà il voto del Presidente della Camera a segnare gli eventi, anche storici.
E' infatti l'Ufficio di presidenza della Camera, dove la maggioranza non ha i numeri, a dover decidere se investire o meno la Giunta, e poi l'Aula, della richiesta di sollevare conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato. Da sottolineare che di solito Fini, per prassi, non vota anche se è suo diritto farlo.
Se il conflitto di attribuzioni alla fine riuscisse a passare, comincerebbe tutto un'iter dove, in caso anche la Corte Costituzionale accogliesse le tesi del Pdl, si finirebbe a dover richiedere l'autorizzazione a procedere (che per i ministri è ancora in vigore) per poter processare Silvio Berlusconi.
Per Donatella Ferranti del Partito Democratico, l'autorizzazione a procedere non verrebbe, quindi, mai concessa, mentre per Dario Franceschini (PD) questa mossa della maggioranza "è l'ultimo di una serie infinita di abusi" di una coalizione che cerca solo di "bloccare i processi del premier". Duro anche il commento del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro che esprime "amarezza nel vedere come parlamentari e istituzioni siano sempre più succubi e asserviti a un regime che si sta via via spostando sul modello nordafricano" sottolineando che "non spetta alle Camere individuare la competenza territoriale o funzionale del giudice naturale che deve giudicare Berlusconi. Eventuali eccezioni andavano e vanno proposte in sede giurisdizionale e, in ultima analisi, in Corte di Cassazione e non certo trasformando la Camera dei Deputati in un giudice che giudica i giudici".

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