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Fini: politica infettata. Fallita rivoluzione liberale di Berlusconi

Gianfranco Fini da Mirabello, intervenendo alla festa di Futuro e libertà, tira le somme di quello che è stato e di quello che dovrà essere, affermando che "c'è una questione morale che sta tornando pesantemente a infettare la politica" e che è ormai evidente che "è fallita la rivoluzione meritocratica e liberale promessa da Berlusconi".

L'estate sta finendo, le scuole stanno riaprendo, e anche la politica comincia una nuova stagione. Dopo l'intervento di Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, è stato Gianfranco Fini a tirar le somme di quello che è stato e di quello che dovrà essere, perché "il berlusconismo è al tramonto", afferma dal palco della festa di Futuro e libertà di Mirabello. "Non si sa quando calerà il sipario - aggiunge Fini, tessera numero 1 di Fli - ma di sicuro siamo alla fine di un regno". Il problema è che chi erediterà questo regno si troverà tra le mani un Paese e un popolo che sembra andare ormai allo sbando, senza però accorgersene. Se infatti è vero, come sostiene Gianfranco Fini, che "c'è una questione morale che sta tornando pesantemente a infettare la politica", chi si prenderà l'onere (perché di onori forse ce ne sono stati fin troppi in questi anni) di governare nei prossimi anni dovrà probabilmente anche affrontare il problema di una questione morale che ha cominciato ad "infettare" l'intera società, spesso incapace di riconoscere il giusto dallo sbagliato, l'onesto dal disonesto, la cultura dall'ignoranza. E questo forse perché in Italia, per troppi anni, vi è stata "una sola persona che si crede infallibile e che dice che non sbaglia mai", spiega ancora Fini, anche se probabilmente tale persona rimane ancora in buona compagnia. "Le istituzioni non possono essere usate per Fini di carattere personale, ma devono essere al servizio della società - continua il leader di Fli - Ed è evidente che mi riferisco al presidente del Consiglio. Troppe volte ci si è dimenticati che accanto ai diritti occorre predicare una cultura della regole e dei doveri, una cultura del rispetto delle istituzioni e dell'avversario". Per tutti questi motivi, Gianfranco Fini rivendica come i fatti abbiano dato ragione a Fli per "quel dito puntato", affermando che "l'aver lasciato il Pdl non è stato un sabotaggio" nei confronti di Berlusconi "ma un atto d'amore nei confronti dell'Italia, alla cui testa c'è chi mostra di disprezzare l'Italia cosa che nessun predecessore si sarebbe mai sognato di fare". Per Fini "l'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi non ha fatto nulla per rafforzare la coesione sociale, anzi favorendo gli egoismi geografici e gli interessi particolari rischia di trasformare l'Italia in un paese dove tutti sono contro tutti". Gianfranco Fini rilancia quindi la candidatura del Terzo Polo, come forza in grado di guidare il Paese in questa fase di crisi economica e morale. "Il suo successo dipenderà - spiega Fini - non tanto dall'organizzazione ma dalla sua capacità di smuovere idee nuove e spiazzare gli avversari. Fli deve saper rappresentare la parte maggioritaria del paese fatta di persone laboriose, pulite e oneste". Gianfranco Fini parla della necessità di creare una vera alternativa a questo "sistema bipolare" da lui definito come "primitivo", perché incentrato "fra chi sta con Berlusconi e chi è contro". "L'alternativa va costruita - sottolinea il leader di Fli - sapendo che è fallita la rivoluzione meritocratica e liberale promessa da Berlusconi". Fini ammette di non essere entusiasta di un eventuale "ritorno al mattarellum" ma, precisa, "se per togliere di mezzo il porcellum l'unica via è firmare il referendum, beh allora non si abbia alcun timore, alcuna prudenza" perché è l'attuale legge elettorale che "ha aumentato il fossato tra la società civile e il palazzo". Gianfranco Fini affronta anche la situazione economica, evidenziando che "con la sua quarta versione questa manovra economica è più degna di Fregoli che di chi ha a cuore l'interesse generale", precisando che se anche "nessuno può imputare a Berlusconi di essere la causa della crisi" allo stesso modo "nessuno può dire che il Governo abbia fatto qualcosa per denunciarla e arginarla". Il leader di Futuro e libertà afferma che "la situazione economica del Paese non era il Mulino Bianco descritto da Berlusconi" e che "già un anno fa c'erano i segnali della crisi", sostenendo come nel governo ci sia stata "una sottovalutazione colpevole". In realtà "i segnali della crisi" erano evidenti, per alcuni osservatori, già da diversi anni, tanto che diversi governi si dovrebbero invece rendere "colpevoli" soprattutto della loro mancanza di vedute. Gianfranco Fini termina infine con un discorso che non poteva essere più chiaro: "Serve un nuovo governo ma serve soprattutto un nuovo presidente del Consiglio, che non pensi solo a 'resistere, resistere, resistere' ma a 'governare, governare, governare' ", precisando però che Fli non auspica né "ribaltoni" né "governi tecnici", ma evidenziando che già ora, all'interno del Pdl, "crescono le voci, come quella di Pisanu, in grado di rompere il tabù rispetto alla necessità che Silvio Berlusconi faccia un passo indietro".

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