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Fini: per la "ritrovata baldanza dei gerarchi del PdL", nessuna paura

Gianfranco Fini non si fa intimidire dalle defezioni dal suo neonato FLI e dalle profezie di sventura che vedono lui e Bocchino come unici componenti del partito nato da solo pochi giorni. Fini ci vede lungo e dice ai suoi di "perseverare senza eccessivi timori circa il futuro".

Il tenore della discussione politica nel Paese ha ormai toni incomprensibili, sia per chi la osserva dall'estero, sia per chi è rimasto in questi anni "mite" e sente i brividi per l'odio che circola e che viene ripreso e "canalizzato" dalla televisione e dai nuovi media.
Una parte politica sembra giustificare talmente tutto e il suo contrario che qualsiasi cosa accada diventa uno strumento di difesa o di offesa politica.
L'atmosfera da "fine di un'epoca" e da tempo di "colpi di coda" si avverte sempre di più nella società e alcuni leader si stanno fortunatamente accorgendo che l'Italia sta per cambiare, di nuovo.
Così Gianfranco Fini, dato ormai per "spacciato" dopo le varie defezioni dal suo neonato partito, prende carta e penna e scrive un editoriale politico sul Secolo d'Italia.
Un editoriale che si apre con la frase: "Sarebbe davvero inutile negare l'evidenza: il progetto di Futuro e Libertà vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi" e che quindi non nasconde le difficoltà, ma ne prende atto. Ci sono diversi passi interessanti in questo editoriale, molto rilevanti politicamente (http://is.gd/n3kVd6).
Ad esempio Gianfranco Fini definisce amici e nemici separando chi governa dal clima che si respira nel Paese: "Le polemiche e le divisioni esplose dopo l'Assemblea Costituente di Milano hanno creato sconcerto in quella parte di pubblica opinione che ci aveva seguito con attenzione e ovviamente fanno gioire i sostenitori del Presidente Berlusconi, che già immaginano di allargare la fragile maggioranza di cui godono alla Camera. Ipotesi verosimile, vista l'aria che tira nel Palazzo e le tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente. Eppure proprio qui sta il punto che ci deve indurre a perseverare senza eccessivi timori circa il futuro".
Parole coraggiose (soprattutto considerando che sono scritte da un politico "in difficoltà") che descrivono la "fine di un'epoca" molto più vicina di quanto ci si possa aspettare. Non a caso il leader di FLI stigmatizza l'entusiasmo degli anti-finiani del PDL con queste parole: "La difficoltà di FLI e la ritrovata baldanza dei gerarchi del PdL sono infatti fenomeni tutti interni al ceto politico, sentimenti di chi teme per il proprio status di ministro o di parlamentare o di chi aspira a divenire sindaco, assessore o per lo meno consigliere comunale".
E nel Paese infatti le cose sono differenti e di molto. Fini nell'editoriale le sintetizza così: "Nella società il clima è diverso: c'è preoccupazione per la situazione economico-sociale, indignazione per il degrado in primo luogo morale che caratterizza lo scontro politico, sbigottimento per l'immagine negativa che le note vicende danno dell'Italia nel mondo, angoscia per il futuro dei più giovani".

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