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Fini-Mirabello: PdL non esiste più

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini parla dal palco della Festa Tricolore a Mirabello (Ferrara) e dice tante cose, tranne quelle che alcuni suoi sostenitori avrebbero forse voluto sentire. Il PdL non esiste più ma nemmeno un nuovo partito.

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini parla dal palco della Festa Tricolore a Mirabello (Ferrara) e dice tante cose, tranne quelle che alcuni suoi sostenitori avrebbero forse voluto sentire.
Gianfranco Fini, infatti, fa capire che il Popolo delle Libertà non esiste più, soprattutto dopo l'espulsione di alcuni dei suoi il 29 luglio scorso, ma non ci sarà nemmeno un nuovo partito. Sembra quindi che Fini voglia rimanere col piede in due staffe. Verso la maggioranza di governo e il premier Silvio Berlusconi spende parole dure, che vanno dalla "genuflessione" che c'è stata verso Gheddafi al fatto che "governare non è comandare", ma allo stesso tempo chiede un patto nuovo di legislatura, per evitare le elezioni.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha, almeno per ora, intenzione di commentare gli ottanta minuti sul palco di Fini. A chiarire la linea del PdL che "non esiste più" ci pensa il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che si augura che "sui cinque punti ci sia una linea positiva di impegno e di appoggio in Parlamento e non una tattica di logoramento".
Anche Ignazio La Russa prende le difese del premier e del partito, sostenendo che Fini forse sta usando la tattica di lasciare col cerino in mano Berlusconi, visto che sembra non voglia prendersi la responsabilità di una rottura.
Per il centrosinistra, invece, la situazione sembra chiara ed evidenzia la fine della maggioranza e del Governo, come sostiene Rosi Bindi.
Il segretario del PD è convinto che il discorso di Mirabello "certifica la crisi politica del centrodestra" e vede già Fini come un possibile "interlocutore per le regole del gioco" perché dice cose che "interessano il nuovo Ulivo".
Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, non capisce invece perché Gianfranco Fini continui a rimanere nel partito e nella maggioranza, definendolo "uno e trino". D'altronde, ai suoi tempi, Silvio Berlusconi era "l'unto del Signore".

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