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Libia, ultimatum a Gheddafi: 72 ore per lasciare il potere

Due giorni fa voci parlavano di un negoziato proposto da Gheddafi al Consiglio nazionale libico provvisorio, rigettato dai ribelli. Ieri poi la notizia dell'ultimatum del Consiglio nazionale, che dà 72 ore di tempo al Colonnello per lasciare il potere.

Il 7 marzo era trapelata la notizia che Muammar Gheddafi avesse proposto un negoziato al Consiglio nazionale ad interim con sede a Bengasi, in mano ai rivoltosi. Stando ad indiscrezioni di fonti arabe, Gheddafi aveva assicurato che avrebbe lasciato il potere a patto dell'incolumità sua, dei suoi familiari, del suo patrimonio e, cosa forse più importante, con la promessa che non sarebbe mai stato processato da nessun tribunale (quindi compreso quello de L'Aja). A fare da ambasciatore sembra un ex primo ministro del regime, Azouz al Talhi, ma subito gli insorti avevano rifiutato tale trattativa, se trattativa c'era stata. Di ieri, però, la notizia che il Consiglio nazionale provvisorio libico avrebbe invece lanciato a Gheddafi un ultimatum, che a ben guardare non si differenzia molto dalle richieste che avrebbe fatto il Colonnello solo un giorno prima. L'ex ministro della giustizia Mustafa Abdel Jalili alla Tv di Al Jazira avrebbe detto a Gheddafi che aveva tempo solo "72 ore per fermare i bombardamenti e lasciare il Paese" con la promessa, però, di non essere perseguito. Da loro. Gheddafi, se accettasse tale ultimatum, rischierebbe sempre quindi il processo alla Corte Penale Internazionale de L'Aja. Jalili avrebbe poi chiesto al Parlamento europeo di Strasburgo di "riconoscerlo immediatamente come unico legittimo rappresentante del popolo libico".

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