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Libia, Gheddafi: mai l'esilio. Si attende mandato d'arresto da ICC

Il procuratore generale Luis Moreno-Ocampo della Corte Penale Internazionale si augura che "il mandato di arresto" per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi "venga emesso presto". Intanto il Rais annuncia che non accetterà mai l'esilio dalla Libia.

Il procuratore generale Luis Moreno-Ocampo della Corte Penale Internazionale (International Criminal Court - ICC) si augura, durante una intervista a El Mundo, che "il mandato di arresto" per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi "venga emesso presto" e che il rais "venga quindi detenuto dai libici". E mentre si attende questa notizia che potrebbe cambiare il corso della guerra in Libia, ne giunge un'altra dalla città di Zenten, sulle montagne berbere a sud-ovest di Tripoli. Secondo fonti di agenzia, le truppe fedeli al colonnello Gheddafi avrebbero bombardato pesantemente la città di Zenten, contesa tra i lealisti e le forze di opposizione. Attualmente la città è in mano agli insorti, ma da questa mattina diversi razzi Grad e Katiuscia sarebbero esplosi a Zenten, a causa dei quali sarebbero morti 7 ribelli, mentre 42 sarebbero i feriti. Nel frattempo la NATO ha continuato i suoi bombardamenti a Tripoli e anche in altre zone fuori dalla capitale, e pare che sia stato colpito l'aeroporto internazionale di Mitiga. I combattimenti tra le forze fedeli a Gheddafi e gli insorti sembrano poi continuare anche nella zona di Zawiya, dove ci sarebbero stati 3 morti, tra cui anche un bambino. La guerra NATO in Libia, a cui partecipa attivamente anche l'Italia anche se è da fine aprile che non si hanno notizie in merito alle missioni dei nostri caccia, non sembra quindi finora portare ai risultati sperati, tanto che la missione è stata allungata di ulteriori 90 giorni. In serata, inoltre, il portavoce del regimo libico avrebbe annunciato che il colonnello Gheddafi rifiuta, e rifiuterà, ogni negoziato che presupponga il suo esilio dalla Libia, come per esempio l'offerta dei giorni scorsi del premier turco Erdogan.

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