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Gheddafi: tra Libia e Italia è guerra. Politica fascista e coloniale

C'era da immaginarselo che prima o poi il colonnello Gheddafi, fino a poco tempo fa servito e riverito qui in Italia, con cui strinse nel 2008 un Trattato di Amicizia, si sarebbe chiesto: "Dov'è ilmio amico Berlusconi?". E minaccia di "trasferire la guerra in Italia".

C'era da immaginarselo che prima o poi il colonnello Gheddafi, fino a poco tempo fa servito e riverito qui in Italia, con cui strinse nel 2008 un Trattato di Amicizia, si sarebbe chiesto: "Dov'è il divieto di aggressione contro la Libia da parte dell'Italia? Dov'è il Parlamento italiano? E il governo italiano? E il #mio amico Berlusconi?". Gheddafi, infatti, in un discorso alla nazione durato una ottantina di minuti, accusa il suo "amico Silvio Berlusconi" si aver "commesso un crimine" autorizzando i bombardamenti italiani sulla Libia. "L'ha commesso il #mio amico Berlusconi, l'ha commesso il Parlamento italiano - prosegue Gheddafi - Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace". "Il governo italiano oggi attua la stessa politica fascista e coloniale dei tempi dell'occupazione" continua il rais, spiegando di aver ormai preso atto "con rammarico" che "l'amicizia tra i due popoli è persa e che i rapporti economici e finanziari sono stati distrutti". Gheddafi annuncia poi di essersi "rattristato" nell'apprendere che "i figli del popolo libico" ormai minaccianno "di trasferire la guerra in Italia". "Hanno detto che orami è una guerra tra noi e l'Italia - spiega il dittatore - perché l'Italia ammazza i nostri figli adesso nel 2011 come ha fatto nel 1911. Quindi i libici hanno ragione in quel che dicono e io non posso porre un veto sulle decisione dei libici che vogliono difendere la loro vita e la loro terra e trasferire la battaglia nei territori nemici". "Ci troviamo oggi con un nuovo colonialismo italiano" sentenzia Gheddafi, ribadendo che mai lascerà la Libia, perché nessuno può costringerlo e nessuno può dirgli di non combattere per il suo Paese. Gheddafi conclude poi affermando che "la Libia è pronta da subito ad accettare un cessate il fuoco, ma un cessate il fuoco non può esserci da una parte sola. Noi siamo stati i primi a salutare un cessate il fuoco e siamo stati i primi ad accettarlo, ma gli attacchi dei crociati Nato non si sono fermati". Per la NATO, invece, il cessate il fuoco dovrebbe essere unilaterale, cioè il rais dovrebbe arrendersi, spiegando quindi che continuerà a "portare avanti la loro missione in attuazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza" delle Nazioni Unite. E con le bombe e i raid della "risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza", le forze NATO uccidono 3 nipoti di Gheddafi e il figlio minore del rais. Non è ancora dato sapere se anche dei caccia italiani hanno partecipato a tale missione.

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