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Gheddafi: inizierà un altro Vietnam, sarà una guerra sanguinosa

Gheddafi non sembra voler cedere al pressing della comunità internazionale, che chiede al colonnello le sue dimissioni, tanto da affermare che se USA o NATO metteranno piede in Libia "inizierà un altro Vietnam".

La situazione in Libia non sembra migliorare, anzi. Ripreso dalle televisioni, il colonnello Muammar Gheddafi continua a sostenere che le rivolte dei ribelli sarebbero una "provocazione che viene da fuori dalla Libia", facendo intendere che gli "stranieri" mirano in particolar modo a voler sottomettere nuovamente, come durante l'epoca del colonialismo italiano, il popolo libico per sfruttare le risorse energetiche della Libia. "Dobbiamo fare in modo che il petrolio della Libia ritorni in mano alle persone della Libia" afferma infatti Gheddafi, e mentre parla un'offensiva cerca di riconquistare la parte orientale della Libia, nella zona di Marsa El Brega, che è appunto un terminal di esportazioni petrolifere, a circa 800 chilometri a est di Tripoli. Sembra che le vittime di questo raid oscillino dai 5 ai 14 morti, anche se come sempre le notizie sono frammentarie e ad intermittenza. Nel frattempo, il Consiglio nazionale libico "provvisorio" con sede a Bengasi da una parte si oppone all'ipotesi che forze straniere mettano piede sul suolo libico, mentre dall'altra invitano l'ONU ad effettuare attacchi aerei militari "mirati" sulle roccaforti dei mercenari che starebbe assoldando Gheddafi per combattere i ribelli. Ma tale azione di forza, se mai la richiesta fosse ascoltata, potrebbe sortire l'effetto contrario e scatenare una vera e propria guerra sul suolo libico, cosa che a quanto pare le forze internazionali stanno cercando con ogni mezzo di evitare. In questi giorni, per esempio, si era ipotizzata una possibile "no-fly zone" sulla Libia, ma ieri il segretario della Difesa USA Robert Gates spiega che ciò vorrebbe dire affettuare prima un vero e proprio attacco per neutralizzare le difese aeree di Gheddafi. La preoccupazione è che la Libia "diventi una gigantesca Somalia" afferma infatti il segretario di Stato USA Hillary Clinton. O peggio, se possibile. Il colonnello Gheddafi minaccia infatti che "se gli Stati Uniti o la NATO entreranno nel Paese" allora inizierà "una sanguinosa guerra e migliaia e migliaia di libici moriranno" affermando: "Siamo pronti a consegnare armi a uno, due o tre milioni (di persone, ndr), inizierà un altro Vietnam".
La tecnica americana, quindi, è quella del pressing su Gheddafi cercando di farlo sentire accerchiato. Da una parte, infatti, tutta la comunità internazionale ha preso le distanze dal dittatore, tanto che è imminente anche l'apertura di un'inchiesta presso la Corte Penale Internazionale de L'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità, mentre dall'altra due navi della Marina militare statunitense hanno superato il Canale di Suez e sembra che si stiano avvicinando al Golfo della Sirte, che è poi l'area dello snodo petrolchimico di Marsa El Brega. Quasi a chiudere il cerchio.

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