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Gerusalemme capitale: mossa Trump è "atto di guerra". O segno dei tempi?

Donald Trump decide di spostare l'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quindi la Città Santa come capitale di Israele. Per il mondo islamico è una "dichiarazione di guerra". Accorato anche l'appello di Papa Francesco.

"Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina" (Lc 21,20). La decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, spostando da Tel Aviv l'ambasciata USA, sembra essere uno dei segni dei tempi descritti da Gesù nel discorso sul monte degli Ulivi. Paradossalmente, poi, l'annuncio americano avviene proprio nella prima domenica d'Avvento, segnata quest'anno dal brano del vangelo di Marco che segue tale profezia, nel quale si esorta tutti a "vegliare" per non essere impreparati al ritorno di Cristo.

Cresce infatti di ora in ora la tensione in Medio Oriente. L'inviato della Palestina nel Regno Unito ha oggi dichiarato che la decisione del Presidente degli Stati Uniti equivale ad una "dichiarazione di guerra" sia contro i musulmani che contro i cristiani i quali "non accetteranno di veder passare i loro santuari sacri sotto l'egemonia di Israele".
Nel frattempo, il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha promesso che i palestinesi useranno tutte le opzioni disponibili per "proteggere la nostra terra ed i nostri luoghi santi".
Hamas ha quindi proclamato per giovedì 7 dicembre un "giorno di collera" in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, anche se la protesta principale si svolgerà in piazza al-Manara a Ramallah.

Anche oggi diversi manifestanti sono scesi in piazza e in prossimità dell'ambasciata americana a Tel Aviv, mentre nella giornata di ieri un gruppo di cristiani palestinesi di Betlemme, luogo di nascita di Gesù, ha bruciato alcune fotografie di Donald Trump ed esposto cartelli che recitavano "Spostate l'ambasciata nel vostro Paese, non nel nostro".

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si stanno preparando per possibili attacchi, tanto che anche il ministero degli Esteri tedesco avvisa i viaggiatori che dal 6 dicembre "non si possono escludere violenti scontri". Anche la Farnesina invita i connazionali presenti in Israele e nei territori palestinesi ad evitare "ogni assembramento" e a seguire "scrupolosamente le indicazioni delle Autorità locali".
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha esortato invece i dipendenti del governo e le loro famiglie a non visitare la Città Vecchia di Gerusalemme o la Cisgiordania.

Dura la condanna dalla comunità internazionale. Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha sottolineato che la decisione di Trump potrebbe mettere a repentaglio il processo di pace nella regione. Il Consiglio della Lega araba ha puntualizzato che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana è un atto di "aperta aggressione" contro "i diritti del popolo palestinese nonché di tutti i musulmani e cristiani".
Durissimo anche il commento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha avvertito invece che la Turchia è pronta a tagliare i rapporti diplomatici con lo Stato ebraico, chiarendo che Gerusalemme è la "linea rossa" da non superare perché sarebbe "un grande colpo per la coscienza dell'umanità". Erdogan ha quindi chiesto un vertice d'emergenza dell'Organizzazione della cooperazione islamica, fissato per il 13 dicembre.

Non si fa attendere neanche la reazione del leader supremo dell'Iran Ali Khamenei, il quale bolla la decisione dell'amministrazione Trump come un "segno di incompetenza e fallimento. - assicurando - La Palestina sarà libera e i palestinesi vinceranno". Il presidente Hassan Rouhani gli fa eco ed assicura: "Non tollereremo una violazione dei luoghi santi musulmani".
Il ministero degli Esteri della Siria non nasconde invece che ciò che sta avvenendo è "il culmine del crimine che è l'usurpazione della Palestina e lo spodestamento del popolo palestinese".

Contro la decisione di Donald Trump si esprime anche Papa Francesco, che nel corso dell'odierna udienza generale dichiara: "Il mio pensiero va ora a Gerusalemme. Al riguardo, non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, non rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace. Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti".

© riproduzione riservata | online: | update: 06/12/2017

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