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Fukushima: massa nera nel reattore. Trovato per la prima volta il corio?

Forse per la prima volta la Tepco ha individuato residui di combustibile nucleare fuso in uno dei tre reattori esplosi di Fukushima. Sotto il vessel, infatti, è stata individuata una strana massa nera. A febbraio un robot entrerà nella centrale per tentare di scoprire se si tratta davvero del corio, sempre che prima non causi la "sindrome cinese".

Residui di combustibile nucleare sarebbero stati avvistati sotto il reattore numero 2 di Fukushima, esploso l'11 marzo 2011. Dopo una ispezione con una telecamera telecomandata fissata all'estremità di un braccio telescopico di 10,5 metri, la Tepco ha infatti rivelato di aver visto una massa nera appena sotto il vaso di contenimento del combustibile nucleare.

In alcune zone, tale sostanza scura aveva uno spessore di almeno un paio di centimetri, tanto da intasare i quadrati della griglia sottostante il vessel. In alcune parti la grata è stata deformata mentre in altre presenta dei "buchi", come se il reticolato fosse stato sciolto dal calore.

"Se è davvero il combustibile nucleare fuso, l'operazione di smantellamento subirebbe una accelerazione importante" dichiara Yoshiyuki Ishizaki, il responsabile del braccio meccanico utilizzato per ispezionare la centrale di Fukushima.

Sarebbe infatti la prima volta che la Tepco riesce ad individuare i resti della fusione delle barre di combustibile nucleare in uno dei tre reattori esplosi a seguito del terremoto e dello tsunami che ha devastato il Giappone quasi 6 anni fa.

Quel che è certo è che all'interno dei reattori i livelli di radiazione sono rimasti sempre estremamente alti, fino a 73 sievert l'ora all'interno del vessel.

A febbraio, la Tepco tenterà nuovamente di introdurre all'interno dell'impianto un robot con lo scopo di individiare con precisione i residui del meltdown ed iniziare la loro rimozione. Il robot, se riuscirà stavolta a "sopravvivere" alle radiazioni, sarà dotato di due telecamere, un misuratore di temperatura e un dosimetro e a quel punto potrà capire se questa massa nera è davvero quel corio che si forma quando le barre di combustibile non sono più raffreddate dall'acqua.

Come il professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI, aveva spiegato a Mainfatti.it, "la fusione dell'uranio provoca la fusione di tutte le strutture di contenimento. Il corio, neologismo russo tratto dalla parola inglese 'core', è una 'lava' incandescente che raggiunge anche i 2500 gradi centigradi, formata dal carburante 'sciolto' e dagli altri metalli delle strutture. Diciamo che è un 'brodo denso' fatto di tutto quel che c'è sul posto. Secondo rapporti tecnici statunitensi, depositato nel fondo del vessel è in grado di perforarlo in circa 7 ore come è in grado di perforare uno spessore di cemento di 8 metri in 14 ore".

Come è immaginabile, non è quindi facile fermare il corio, magma radioattivo che potenzialmente potrebbe causare la "sindrome cinese" ed una successiva "esplosione idrovulcanica" appena il combustibile fuso penetrato sotto terra troverà una vena d'acqua sotteranea.

Nel caso questa apparentemente scarsa massa nera catturata dalle telecamere si rivelasse infatti davvero corio solidificato (come il piede d'elefante di Chernobyl), c'è quindi da domandarsi che fine abbiano fatto quelle 200 tonnellate di uranio fuso presenti nel reattore.

© riproduzione riservata | online: | update: 31/01/2017

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