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Fukushima: corio a 530 Sievert ora? Scampa (AIPRI): è solo l'ombra del mostro

Prelevare il corio dalla centrale nucleare distrutta di Fukushima appare "umanamente impossibile" ma è assolutamente necessario. Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI, avverte infatti che i 530 Sievert ora rilevati dalla Tepco nel reattore numero 2 corrispondono a sole poche decine di kg di corio rispetto alle 94 tonnellate di materiale fuso uscito dal vessel, che rischia di generare un reazione a catena.

Più passa il tempo, più appare chiaro che la pulizia e la dismissione dei reattori esplosi della centrale nucleare di Fukushima sarà "umanamente impossibile", come ha recentemente sottolineato anche la dottoressa Helen Caldicott, medico ed antinuclearista australiana che ha fondato diverse associazioni contro l'energia nucleare, le munizioni all'uranio impoverito, le armi nucleari e la proliferazione delle armi nucleari.

In un articolo pubblicato il 13 febbraio sull'Independent Australia, Caldicott avverte infatti che i reattori di Fukushima continueranno negli anni a venire a sversare acqua radioattiva nell'Oceano Pacifico, minacciando il Giappone e l'intero emisfero settentrionale.

La centrale nucleare di Fukushima è stata infatti costruita nei pressi, oltre che del mare, di una catena montuosa dalla quale quotidianamente milioni di litri di acqua scendono a valle e sotto il complesso del reattore distrutto, dal quale "estraggono" numerosi isotopi radioattivi - tra cui il Cesio 137, il cesio 134, lo stronzio 90, il trizio, il plutonio, l'americio.

Quest'acqua va poi a finire nell'Oceano Pacifico che, seppur diluita, contamina tutta la catena alimentare, dalle alghe ai crostacei, dai pesci piccoli a quelli grandi fino, inevitabilmente, all'uomo. Alcuni pesci poi nuotano migliaia di miglia tanto da raggiungere la costa occidentale americana. Ed infatti, verso metà di gennaio 2017, per la prima volta è stato dimostrato che le coste degli Stati Uniti sono state raggiunte dalle radiazioni di Fukushima.

Ma il pericolo non viene solo dal mare. Sempre più Nazioni importano infatti prodotti alimentari provenienti da aree del Giappone ormai purtroppo contaminate, tra cui alcune zone di Tokyo.

Senza contare che un altro forte terremoto potrebbe, oltre che distruggere i 1.200 serbatoi di acqua radioattiva stoccati dalla Tepco, far collassare definitivamente la centrale nucleare di Fukushima causando un massiccio rilascio di radiazioni visto che sotto i reattori il corio è caldo, attivo e scava.

Il pericolo è nell'aria (speriamo mai letteralmente) ed ecco perché il primo ministro Shinzo Abe ha recentemente approvato una legge che prevede il carcere (fino a 10 anni) per quei giornalisti che raccontano la verità sulla situazione a Fukushima, soprattutto ora che il governo si appresta a ritirare l'ordine di evacuazione per 6mila cittadini da Iitate, villaggio che si trova a nord ovest dei reattori distrutti della centrale atomica di Fukushima Daiichi, nonché uno dei siti più pesantemente contaminati dal disastro nucleare del 2011.

Per fortuna l'immenso cover-up in Giappone e sui media mainstream globali è squarciato da ricercatori indipendenti, perché "la Terra non ha uscite di emergenza", come ama ripetere il professor Paolo Scampa.

Dopo che la Tepco ha scoperto che i residui della fusione del nocciolo del reattore numero 2 di Fukushima emettevano 530 Sievert per ora, molti esperti hanno definito questo dato come "inimmaginabile" ma la realtà vuole che questo tremendo numero espresso in Sievert (che è l'unità di misura della dose equivalente di radiazione e quindi una misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo) sia ancora più grave.

Mainfatti.it ha quindi chiesto al professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) e allievo di Maurice Eugène André, qualche delucidazione su che cosa significhi "530 Sievert per ora", e le sue proporzioni, se è possibile, rispetto all'intera tragedia di Fukushima.

Ad un profano infatti il dato in Sievert/ora in sé dice poco o niente, se non l'intuizione che le radiazioni sono davvero molto alte (e mortali) sotto il reattore 2 in meltdown.

Professor Scampa, che cosa pensa di questo materiale che emette 530 Sievert all'ora sotto il reattore numero 2?

Paolo Scampa: La verità fisica nuda e cruda è che questi 530 Sievert/ora che portano all'assorbimento di una dose letale in 34 secondi sono ben pochi rispetto al milione di Sievert/ora (stima minima) che ci si aspetterebbe se le 94 tonnellate di corio fossero proprio lì sul punto di rilevazione. È un'altra prova, se mai ce ne fosse bisogno, che il carburante fuso è quasi tutto colato, a picco, fuori dal vessel bucato in poche ore… Del resto, un pentolone che fonde a 800 gradi centigradi non resiste a lungo a 94 tonnellate di materia liquefatta adagiata sul fondo che sprigiona una temperatura anche talvolta superiore ai 2000 gradi centigradi.

È semplice buon senso per di più corredato da un bel numero di tragiche ed inutili prove scientifiche. (Diversi reattori sperimentali sono stati fatti fondere apposta per seguire e "modellizzare", tra l'altro, l'andamento corrosivo del corio…). Il governo giapponese fu subito avvisato di questi problemi e ordinò l'evacuazione per questo, non appena il raffreddamento del reattore si era interrotto col terremoto e ancor prima che lo tsunami giungesse. Sapevano che il vessel si sarebbe perforato verso le 23.50 e che verso l'una di notte la "lava radioattiva" avrebbe anche scavato la colata di calcestruzzo dell'area confinamento per finire velocemente sottoterra. Al contatto col cemento "la forza corrosiva del corio" rinvigorisce. C'è un'immensa e dettagliatissima letteratura scientifica su questo punto.

Come è possibile che il corio abbia un potenziale di distruzione così elevato?

Scampa: Qualsiasi "tipo" di corio rappresenta un ambiente estremamente radioattivo ed inavvicinabile. Per il reattore n. 2 di Fukushima, se ammettiamo che le sue 94 tonnellate fuse siano interamente adagiate a terra dopo 6 anni di decadimento hanno un'attività radiologica residua di circa 34,8 milioni di Curie. Altrimenti detto vi sono oggi lì 1,28 miliardo di miliardi di disintegrazioni al secondo accompagnate da un po' meno di un miliardo di miliardi di raggi gamma al secondo.

Stimiamo che un chilo di questa materia assassina distribuita su 1 metro quadro abbia un potenziale di almeno 10 Sievert/ora per via dei soli raggi gamma emessi.

(Va notato che la Nuclear Regulatory Commission americana ha subito ipotizzato che 24 delle 94 tonnellate di combustibile del reattore n. 2 siano state scaraventate per aria. Secondo la NRC, complessivamente 400 tonnellate tra carburante spento e carburante da reattore sarebbero precipitate per aria a Fukushima durante le esplosioni [20 a Chernobyl in fuga solo di prodotti di fissione]. Di questo non abbiamo ancora né tremende conferme né auspicatissime smentite documentate, a cominciare con fotografie certificate delle piscine delle scorie.)

Se il dato dei 530 Sievert per ora è "inimmaginabile", c'è qualche altro dato a Fukushima che potrebbe essere ancora più "apocalittico"? Qual è, se mi consente la semplificazione, il massimo dei Sievert/ora che si possono raggiungere a Fukushima?

Scampa: La dose gamma attuale dovrebbe aggirarsi attorno un minimo di 10 mila Sievert/ora per tonnellata. Le 94 tonnellate del reattore numero 2 dovrebbero situarsi attorno al milione Sievert/ora, le 257 tonnellate di carburante fuso dei reattori (senza contare le piscine) circa 2,6 milioni. Questi 530 mostruosi e impensabili Sievert/ora sono in realtà ben pochi, insufficienti per rendere conto dell'inventario completo.

Quindi possiamo immaginare che i sensori della TEPCO si siano imbattuti in una piccolissima porzione del corio, ovvero del materiale fuso del nocciolo. Potremmo paragonare questo fosso in cui sul fondo giace il corio come ad un barattolo di marmellata appena fatta (in quanto bollente). La TEPCO, continuando nella metafora, avrebbe quindi scoperto solo una piccola "sbavatura" sul bordo a vite. Questa sbavatura di marmellata radioattiva che emette i fatidici 530 Sievert/ora a quanti chili ammonterebbe?

Scampa: 530 Sievert/ora sono di fatto poche decine di kg di Corio. 50 chili, forse anche molto meno. Si tratta solo dell'infinitesima parte della marmellata tossica che è rimasta aggrappata ai bordi senza colare giù a picco. È solo l'ombra del mostro! Non è per nulla rassicurante intravedere il corio nel sottosuolo. Sotto i reattori di Fukushima scorrono in effetti torrenti che portano a mare almeno 300 metri cubi al giorno di acqua oramai inquinata con cesio, stronzio, plutonio, americio e quant'altro.

Per comprendere sempre meglio "i pesi" di cui stiamo parlando, quale paragone si può fare tra il carburante di Chernobyl e quello di Fukushima? Ed in particolare con il reattore 2 di Fukushima?

Scampa: Il carburante di Chernobyl come lo evidenziano i parametri sottostanti pesava 192 tonnellate e dato il suo tasso di combustione conteneva 2,29 tonnellate di prodotti fissione di cui quasi 82 kg di Cesio 137.
192,2 t; 1,80% di U335; 1000 Mwe; 11,3 GwJ/t; ˜ 11,89 kg fis/t; 2,29 t «fissionate» in totale. Dopo 6 anni di decadimento, escursione non compresa, il corio di Chernobyl emetteva 0,18 Ci/gr, 6,59E9 Bq/gr.

Il combustibile del reattore numero 2 di Fukushima pesava invece 94 tonnellate, era più arricchito e aveva subito un tasso di combustione più elevato di quello di Chernobyl e conteneva 2,28 t di prodotti di fissione di cui circa 81 kg di Cesio 137.
94 t ;3,7% di U335; 784 Mw2; 23,5 GwJ/t; ˜24,2 kg fis/t; 2,24 t «fissionate» in totale. Dopo 6 anni di decadimento il corio F2 di Fukushima emette; 0,37 Ci/gr, 1,37E10 Bq/gr.

E quindi?

Scampa: E quindi la radioattività presente nel 2011 nel reattore n. 2 di Fukushima è paragonabile a quella del 1986 di Chernobyl. Tuttavia rapportato alla tonnellata di carburante la radioattività a Fukushima, tra l'altro per tutti e tre i reattori, risulta due volte più concentrata. Di conseguenza è anche doppia la dose di irraggiamento gamma emessa per unità di peso. La "medesima" radioattività viene infatti divisa per 192 tonnellate a Chernobyl ma soltanto per 94 tonnellate nel reattore n. 2 di Fukushima.

Espresso senza fronzoli: si muore prima avvicinandosi ai carburanti fusi di Fukushima che a quello di Chernobyl. Né Chernobyl, né Fukushima potranno mai essere decommissionate senza ricorrere ai "sacrificati". L'industria nucleare impone delle scelte tanto drastiche quando orrende. Tergiversare significa soccombere.

Secondo lei, come presidente dell'AIPRI, quale può essere una soluzione al problema di Fukushima e, se ci sono state, le occasioni che sono state perse per fermare questa apocalisse radiologica?

Scampa: Una soluzione ideale umanamente fattibile purtroppo non esiste. Non sappiamo né spegnere la radioattività, né raccogliere ad una ad una le nanoparticelle disperse sulle terre, nelle acque, nell'aria e dentro gli organismi contaminati di miliardi di persone, di animali e di vegetali. Ma è chiaro che vi sono due imponenti emergenze totalmente disattese.

La prima riguarda la mancata costruzione di una diga al largo di Fukushima per contenere le incontenibili fughe liquide in un volume ristretto di acque oceaniche. Ci chiediamo dei motivi di questa grave omissione e della poca accortezza delle Nazioni affacciate sulla costa del Pacifico.

La seconda è la necessità di prelevare il corio. Pochi lo sanno ma viviamo da Chernobyl in su col rischio, basso ma non nullo, che sopraggiunga in qualsiasi momento una esplosione atomica. Lo sapeva Maurice Eugène André e ne conveniva Vassili Nesterenko. Il carburante contiene in media 5 kg di plutonio 239 a tonnellata. Questo fonde a 641 °C, se goccia a goccia per malaugurata evenienza 6 chili di questo, 1/3 di litro, si radunano in una sacca può scattare una reazione a catena divergente indotta dalla fissione spontanea del Pu239: ne seguirebbe una devastante esplosione atomica che disperderebbe il corio e ridurrebbe, per ricaduta, immense zone proibite come quelle di Fukushima e di Chernobyl.

© riproduzione riservata | online: | update: 27/02/2017

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