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Fukushima: Tepco non trova 600 tonnellate di uranio fuso altamente radioattivo

Dalla centrale nucleare di Fukushima, dove tre reattori sono andati in meltdown l'11 marzo 2011, si sono letteralmente perse 600 tonnellate di uranio fuso altamente radioattivo (200 tonnellate per ogni reattore). Il pericolo di una "sindrome cinese" è sempre più vicino.

Dalla centrale nucleare di Fukushima, dove tre reattori sono andati in meltdown l'11 marzo 2011, si sono letteralmente perse 600 tonnellate di uranio fuso altamente radioattivo (200 tonnellate per ogni reattore). A rivelarlo è Naohiro Masuda, l'uomo incaricato del decommissioning di Fukushima in una intervista esclusiva rilasciata al programma Foreign Correspondent della ABC, con il reporter Mark Willacy che si è addentrato fin dentro la centrale atomica andata distrutta e che esala radiazioni oltre ogni livello di guardia.

In sostanza, la Tepco a 5 anni dal disastro nucleare non solo non è ancora riuscita a sviluppare la tecnologia necessaria a recuperare le pozze di uranio fuso dal profondo dei tre reattori ma non sa neanche dove attualmente si trovi questo enorme ammasso di combustibile radioattivo, che rimarrà tale per migliaia di anni. Finora la Tepco ha provato a raggiungere queste 600 tonnellate di uranio fuso inviando dentro la centrale nucleare dei robot ma anche questi sono "morti" a causa delle radiazioni.

Nell'intervista Gregory Jaczko, a capo dell'United States Nuclear Regulatory Commission quando esplosero i reattori di Fukushima, dubita però che la Tepco (visti anche i disastri compiuti finora) sia in grado di gestire la situazione con nuove tecnologie, invitando la compagnia che gestisce la centrale nucleare a seppellire tutto il combustibile rimasto lì dove si trova, come avvenuto a Chernobyl. Ma solo un miracolo ha però evitato che a Chernobyl si creasse la cosiddetta "sindrome cinese", secondo la cui teoria il nocciolo fuso "trapassa" come il burro la crosta terrestre per arrivare dall'altra parte della superficie della Terra.

Quando il combustibile nucleare del reattore fonde per il fatto di non essere più raffreddato dall'acqua si liquefa insieme a tutte le parti interne al vessel (il contenitore d'acciaio spesso in media 25 centimetri) in una magma altamente radioattivo (e corrosivo) chiamato "corio". Il professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) spiegava (leggi: "Nucleare: Fukushima fusione al "corio". Sindrome cinese in fieri?"): "La fusione dell'uranio provoca la fusione di tutte le strutture di contenimento. Il corio, neologismo russo tratto dalla parola inglese 'core', è una 'lava' incandescente che raggiunge anche i 2500 gradi centigradi, formata dal carburante 'sciolto' e dagli altri metalli delle strutture. - rivelando - Diciamo che è un 'brodo denso' fatto di tutto quel che c'è sul posto. Secondo rapporti tecnici statunitensi, depositato nel fondo del vessel è in grado di perforarlo in circa 7 ore come è in grado di perforare uno spessore di cemento di 8 metri in 14 ore. E a questo che si riferisce l'espressione 'sindrome cinese'. Non è facile fermare il corio... C'è solo da augurare che si fermi da solo...".

Che la sindrome cinese è inevitabile lo dice invece Uehara Haruo, l'architetto di Fukushima Daiichi Reattore 3, il quale già nel 2011 ha parlato della possibilità di una "massiccia esplosione idrovulcanica". A sostegno della sua ipotesi il fatto che in tutti questi anni la Tepco non è ancora riuscita a bloccare la fusione del nocciolo e quindi è sempre più probabile che il combustibile nucleare sia uscito dal vessel e sia penetrato sotto terra. Ed ora sappiamo che a scavare ci sono ben 600 tonnellate di uranio che, prima di raggiungere la parte opposta del Giappone (sfiora l'America Latina) potrebbero incappare in una vena d'acqua sotterranea causando non solo una sua eterna contaminazione ma una enorme esplosione idrovulcanica. Anzi, tre.

Nel frattempo è in atto "l'esposione lenta" di Fukushima e della sua radioattività "di superficie". Dallo scoppio dei tre reattori, infatti, si sono riversate nell'ambiente e in particolare nell'Oceano Pacifico tonnellate e tonnellate di acqua altamente radioattiva mentre una vera bomba ecologica è racchiusa in quei 10 milioni di sacchetti di plastica pieni di terra contaminata raccolta dalla Tepco e stoccata in una discarica all'interno della centrale nucleare distrutta.

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