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Israele "sequestra" Dignité. Manifestazioni per rilascio 16 attivisti

L'unico battello della Freedom Flotilla 2 che stava riuscendo a dirigersi verso la Striscia di Gaza è stato fermato in acque extraterritoriali da Israele, com denuncia l'organizzazione, e i 16 attivisti a bordo "sequestrati".

Sabato 16 luglio la "Dignité / al Karama" della Freedom Flotilla 2 era riuscita a salpare dall'isola greca di Kastellorizo diretta verso la Striscia di Gaza, ma il battello è stato fermato "da commandos israeliani", cioè "da militari in assetto di guerra" (come scrivono sul sito di coordinamento italiano) in acque extraterritoriali dopo che la nave della Freedom Flotilla "aveva dichiarato di non voler approdare al porto di Ashdod". Ma ad Ashdod, dopo l'abbordaggio della Marina israeliana, i 16 cittadini di diversa nazionalità a bordo della Dignité sono stati comunque portati. O meglio, i 16 attivisti (tra cui giornalisti, deputati, medici) sono stati "sequestrati", come precisa l'ufficio stampa di Freedom Flotilla Italia, dove in un post si chiedono non solo che fine abbiano fatto ma "quale trattamento riserverà loro Israele?". "Il silenzio complice di governi importanti e di governi deboli, e la benevolenza di mass media che utilizzano aggettivazioni improprie per ridurre la portata delittuosa dei suoi reati, purtroppo consente a Israele di fare ogni cosa" si denuncia sul sito, sottolineando come "agenzie pro-assedio hanno addirittura diramato la notizia che la nave Dignité è stata 'pacificamente fermata'", tanto da domandarsi: "Pacifico solo perché non li hanno massacrati come fecero lo scorso anno, con i nove attivisti della Mavi Marmara?". Stefano Pedica, dell'Italia dei Valori, parla in Senato per dire che "il dipartimento immigrazione del ministero dell'Interno israeliano ha già diffuso una nota secondo cui gli attivisti saranno accusati di essere entrati in Israele 'illegalmente' – pur essendo stati portati con la forza e contro la loro volontà in Israele – e quindi deportati; potranno scegliere se essere messi su un volo di rientro nei rispettivi Paesi o aspettare di comparire davanti a un giudice e nel frattempo essere rinchiusi in centri detentivi" e per questo viene chiesto "al governo italiano di intervenire per l'immediata liberazione dei pacifisti illegalmente sequestrati, che si trovavano in acque internazionali e non avevano nessuna intenzione di entrare in Israele, bensì di raggiungere il territorio palestinese della Striscia di Gaza". Nessun intervento del governo italiano sembra però finora esserci stato. Per questo "ci vergogniamo di assistere al signorsì dei nostri governanti e al silenzio-assenso dei nostri mass media" sottolineano gli attivisti di Freedom Flotilla, e per questo chiedono "a tutta la società civile e sinceramente democratica di ritrovarsi in ogni città davanti ai consolati e alle ambasciate israeliane per esigere il rilascio della nave e dei suoi passeggeri e per ribadire che l'assedio di Gaza deve finire". A Roma la manifestazione è prevista per mercoledì 20 luglio alle ore 18 davanti all'ambasciata israeliana in via Michele Mercati, alla quale parteciperà anche Vauro, che si era imbarcato sulla Stefano Chiarini ma che poi è stato costretto a tornare in Italia a causa dei tanti "ostacoli" che solo la Dignité alla fine era riuscita a superare, bloccata infine in acque extraterritoriali.

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