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Franco Califano: lo Stato mi deve qualcosa. E non solo a lui

Franco Califano chiede allo Stato, visto che guadagnerebbe "solo" 20mila euro l'anno, un vitalizio mensile grazie alla legge Bacchelli, che sostiene gli artisti italiani in situazioni di indigenza. "Forse lo Stato mi deve qualcosa", dice il Califfo. E non solo a lui.

Franco Califano non ha mai fatto mistero di aver vissuto tra vizi e stravizi, tra belle donne e auto di lusso, ma sembra che ora si trovi in difficoltà economiche, almeno rispetto agli standard di vita passati. Il 15 luglio scorso il Califfo è caduto dalle scale rompendosi tre vertebre e "questo incidente ha fatto venir meno la mia unica consistente fonte di reddito", svela al Corriere della Sera. Erano infatti le "serate" a rimpinguare il salvadanaio dell'ormai 72enne Califano, visto che i 20mila euro annui che percepisce dalla Siae non sembrano essergli sufficienti. E così, quando il suo medico curante e soprattutto il senatore Domenico Gramazio del PdL gli hanno detto che avrebbe forse potuto beneficiare della cosiddetta legge Bacchelli (legge n. 440 dell'8 agosto 1995), Franco Califano non ci ha pensato due volte prima di rivolgersi allo Stato. La Bacchelli prevede l'assegnazione di un contributo straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza. Certo, 20mila euro l'anno non sono tanti, bisogna ammetterlo, ma sono pur sempre 1.600 euro mensili che a molti pensionati piacerebbe ricevere. La polemica nasce proprio dal fatto che Califano, che si è sempre vantato di non badare a spese e di non aver mai pensato alla vecchiaia (che purtroppo però anche per i personaggi famosi prima o poi arriva), ora si arroga il diritto di chiedere un vitalizio mensile dallo Stato. Il senatore Domenico Gramazio conferma al Corriere che presenterà al Ministro Bondi la proposta di applicare a Califano la legge Bacchelli ed è anche sicuro che la gente non la prenderà a male, spiegando: "Califfo è un eroe popolare. E poi, anche se la cosa non è rilevante, è sempre stato un uomo di destra in tempi non sospetti".
Non sembra della stessa opinione il segretario nazionale del Partito dei Pensionati Carlo Fatuzzo che esprime tutta "la propria contrarietà" pur riconoscendo a Franco Califano "i meriti artistici e il lustro che ha portato al nostro Paese".
"La contrarietà - spiega Fatuzzo - è legata alla considerazione che un uomo come Califano, con una vita artistica intensa e con i relativi guadagni, se è in affitto e se si considera povero, c'è da ritenere che questa situazione da lui evidenziata, molto probabilmente, è la conseguenza delle sue, pur rispettabili, scelte di vita". Carlo Fatuzzo ricorda che "certamente Califano non è più povero di milioni di pensionati che hanno lavorato in condizioni pesantissime e dure per decenni e che oggi hanno pensioni molto al di sotto dei mille euro al mese".
"L'applicazione della legge Bacchelli - continua Fatuzzo - dovrebbe essere un intervento a sostegno ad uomini illustri della cultura italiana, in casi estremi e la situazione di Califano non è certamente più problematica di tantissimi altri artisti o cittadini del nostro Paese".
Califano ricorda però al Corriere: "Non dimentichiamo che fui arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, nella vicenda che coinvolse Walter Chiari, e rifinii in carcere nel 1983 per lo stesso motivo e pure per porto abusivo di armi, questa volta insieme a Enzo Tortora. In entrambi i processi sono stato assolto perché il fatto non sussiste - spiegando - Forse lo Stato mi deve qualcosa". Forse è vero che lo Stato debba qualcosa a Califano, così come lo deve sicuramente a tantissimi altri cittadini, che magari per tutta la vita invece di vivere da cicale hanno sempre fatto le brave formichine.

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