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Califano aiuta bambino senza madre ma sui soldi ci sputa

Franco Califano ritratta quanto rilasciato pochi giorni fa, forse anche perché sommerso da molte critiche. Dice che la legge Bacchelli non sa neanche cosa sia e che sui soldi ci sputa. "Lui per aiutare i poveri si è quasi rovinato", spiega un suo caro amico.

Franco Califano ritratta quanto rilasciato pochi giorni fa, forse anche perché sommerso da molte critiche.
Franco Califano aveva rilasciato due interviste al Corriere della Sera e al Tg1 dove spiega che non ce la fa a vivere con 20mila euro l'anno di diritti, anche perché essendosi rotto delle vertebre che gli impediscono di muoversi, non può più fare le serate, che gli arrotondavano lo stipendio. Da quanto riportato anche dal Corriere della Sera il senatore Domenico Gramazio del PdL gli avrebbe detto che avrebbe forse potuto beneficiare della cosiddetta legge Bacchelli (legge n. 440 dell'8 agosto 1995), cioè l'assegnazione di un contributo straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza. Da lì in molti hanno sottolineato che forse le condizioni economiche del Califfo non rientravano nei termini di legge della Bacchelli, e ieri il cantautore ribatte che "sui soldi ci ha sempre sputato", come afferma da Barbara D'Urso ieri a Domenica Cinque.
"Io la legge Baccelli - dice Califano storpiandone il nome - l'ho conosciuta in questa occasione. Non ho mai detto di essere povero. Il giornalista che l'ha scritto ha scritto un sacco di fesserie". In studio alcuni ribattono che ci sarebbero anche delle registrazioni, ma il Califfo taglia corto e afferma risoluto: "Adesso io dichiaro che non voglio nulla. E se ho detto qualcosa di sconveniente, posso aver sbagliato e chiedo scusa".
Insomma, un poco sembra comunque il vecchio gioco di tirare il sasso e nascondere la mano, tanto caro alla mentalità degli italiani.
Scendono in campo in difesa della buona fede di Califano anche alcune persone che lo conoscono da vicino, come Orazio Datti, operaio socialmente utile nel comune di Alatri nel frosinate e imitatore ufficiale del cantautore romano. Orazio Datti ci tiene a precisare: "Califano è povero perché ha sempre aiutato quelli più poveri di lui. Come me e mio figlio. Se non ci fosse stato il Califfo il mio bambino oggi sarebbe un completo orfano". Il cantautore ha infatti aiutato l'uomo quando la moglie, sei anni fa, muore per un male incurabile poco dopo la nascita del figlio. Da allora Franco Califano, oltre ad aver battezzato il bambino, gli garantisce un sussidio mensile.
"E' un uomo di grande sensibilità, pur avendo avuto uno stile di vita al di fuori degli schemi, ma questa sua mentalità non deve riguardare nessuno se non lui stesso - spiega Datti - Non penso che abbia chiesto il sussidio per togliere qualcosa alle persone più povere. Lui per aiutare i poveri si è quasi rovinato".

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