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Schettino "the day after": l'intercettazione dopo naufragio Concordia

Francesco Schettino "the day after", cioè il giorno dopo il naufragio della Costa Concordia. Il comandante è stato infatti oggetto di una intercettazione ambientale negli uffici della caserma di Orbetello, dove doveva essere interrogato.

Subito sopo il naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio, il comandante Francesco Schettino viene ascoltato negli uffici della caserma di Orbetello, il 14 gennaio, dove è stato intercettato.
Le conversazioni di Francesco Schettino subito dopo il disastro della Concordia vengono quindi registrate, e probabilmente torneranno utili agli inquirenti per cercare di ricostruire la dinamica dell'incidente.
Francesco Schettino parla inizialmente al telefono con una persona di nome "Fabrizio", che lo chiama al cellulare, e quindi vengono trascritte solo le parole del comandante, che spiega al suo interlocutore:
"Qualcun'altro al posto mio non sarebbe stato così benevolo a passare lì sotto, perche mi hanno rotto il cazzo, passa, passa di là, passa di là, la secca c'era ma non era segnalata degli strumenti che avevo e ci sono passato".
E' questo il primo passaggio della conversazione di Francesco Schettino con il suo interlocutore, facendo intendere che sarebbe stato qualun'altro a chiedere, insistentemente, di fare l'inchino all'Isola de Giglio, tanto che in un passaggio successivo aggiunge: "Fabri per dar retta al menager (sic), passa da lì, passa da lì".
Con Fabrizio infine racconta: "Io so solo che alla fine forse mi sono reso conto ed ho cercato di evitare conseguenze più grandi di quelle che era successo poi alla fine non ce l'ho fatta a liberarmi", come a voler spiegare di aver tentato di evitare lo scoglio (forse una manovra all'ultimo momento) ma di non esserci alla fine riuscito. Infine conclude la telefonata "lamentando di non voler salire più su una nave, in quanto demoralizzato dell'accaduto" come riporta chi ha tradotto la converazione, visto che Schettino afferma: "Non ci voglio andare più sulla nave, perchè so io che non voglio più, cambio vita, perchè non la vedo tanto bene".
--- Poco dopo Francesco Schettino riceve una telefonata e parla con una persona chiamandolo "Comandante", a cui riferisce di essere in Procura a Orbetello e che la Costa Crociere gli ha messo a disposizione un avvocato, chiedendo al suo interlocutore se sia il caso o meno di mettere però "due avvocati per la vicenda".
Francesco Schettino ad un certo punto riferisce al Comandante un numero, 028, che presumibilmente si riferisce "alla velocità, alla distanza o alla profondità" della Costa Concordia poco prima dell'impatto con lo scoglio.
--- Successivamente Schettino chiama al telefono una persona di nome Pietro e dopo averlo messo al corrente di tutta la vicenda "gli chiede se secondo lui Costa ha tutti gli interessi a dire....(senza completare la frase)".
La conversazione prosegue con Schettino che cita un "Alberto", per poi spiegare: "Che ti devo dire mi ha rotto il cazzo, andiamo a salutare il Giglio, andiamo ai salutare il Giglio, stava uno scoglio li sporgente e non visto e ci siamo andati su. Quello che a me mi fa onore che abbiamo salvato tutti quanti, tranne questi quà (riferito alle vittime), che se non l'avessi fatto..... io ho visto che - incomprensibile - so stato in giro a prendere la gente a mare e sono sereno così come un ...parola incompressibile (sic)...mi sono fidato della carta nautica e di Palombi che mi ha chiamato".
In poche parole, Francesco Schettino continua a sostenere che il saluto al Giglio sarebbe stato chiesto da qualcuno, spiegando lui si è fidato della carta nautica e "di Palombi che mi ha chiamato". Non è chiaro se Schettino si riferisse, pur cambiandone la vocale finale, al comandante Palombo, a cui sarebbe stato diretto l'inchino dello Costa Concordia.
Ci sarebbe in effetti un interrogatorio dove Schettino racconterebbe che, raggiunto telefonicamente mentre la Concordia si avvicina all'Isola del Giglio, il comandante Palombo gli avrebbe detto "fai tanti fischi con la sirena e puoi passare fino a distanza ravvicinata, perché io sono di zona e ci sta acqua. Puoi passare fino a 10 metri, dal rosso fino a 10 metri" (http://is.gd/Ck9Ccz).
Schettino effettua quindi un'altra telefonata "e parla con Maurizio" al quale spiega l'accaduto, rivelando che la Costa Concordia era passata lì al Giglio "per una navigazione turistica", spiegando che c'era "uno spuntone" che lui ritiene non fosse segnalato, spiegando che la nave stava passando ad una "distanza di 100 metri e che qualch'altra volta ci era già passato". Al suo interlocutore assicura che quando si è "reso conto di quello che stava succedendo" ha cercato di mettere "tutti in salvo secondo le procedure" di sua conoscenza, precisando che "con tutta la gente che lui aveva se non avrebbe (sic) fatto la mossa giusta non si sarebbe salvato nessuno ma sarebbero morti tutti quanti e che quindi da parte sua ha avuto tanta determinazione".
Subito dopo chiama "Paolo", e "in un primo momento parlano dell'intervista che gli hanno fatto e che lui per quello che ha dichiarato al microfono ed ha rispettato il vademecum che gli ha dato l'azienda, in quanto gli hanno fatto fare pure un corso", come riporta la trascrizione messa a verbale.
In seguito Schettino chiede a Paolo se anche a lui "risulta quello spuntone a 7 metri sulla carta nautica", spiegando che "lui era a 028", facendo infine presente "che per il momento non si è fatto sentire nessuno (presumibilmente personale dell'azienda)".
--- Ciro Ambrosio, anche lui indagato insieme con Schettino, entra nella stanza del comando dei carabinieri di Orbetello, e con il comandante della Concordia discutono in particolare di "quanti gradi erano di rotta". Schettino risponde "026, 025", numeri che Ambrosio conferma.
Ambrosio fornisce quindi a Schettino che quello che è stato preso "non erano uno scoglio elevato, che si vedeva ad occhio nudo", continuando a spiegare che quindi "non c'era nulla da scanzare", e che lo spuntone non era segnalato.
--- Poco dopo Schettino parla al telefono con una persona di nome "Albert" e gli comunica che è in procura e che forse gli danno il fermo (come poi avverrà). Ad "Albert" racconta che "al momento del fatto lui era sul ponte" e con lui c'era "un ufficiale". Spiega che la Concordia era passata "a 028 e che lo scoglio l'hanno preso lateralmente", aggiungendo: "Tutti i venerdì passava a cena, adesso perché hanno rotto il cazzo, salutiamo a Palombi, salutiamo 'o vent' ed ecco qua adesso ho pagato tutto quello che si sa".
Ancora una volta Francesco Schettino spiega che l'inchino era diretto a "Palombi", chiesto insistentemente da qualcuno e che ora sarà lui a pagare per tutto quello che è successo.
Poi continua, rispondendo a qualche domanda fatta da "Albert": "Ma non lo so, non lo so, no lo so, non lo so, non lo so, io so che ho la coscienza...ho fatto tra virgolette non so se difinirla un'imprudenza ma comunque nei limiti della mia consapevolezza. Lo squarcio è stato immenso, stava uno spuntone di roccia, poi tutto quello che poi è successo da quel momento in poi l'ho fatto nel massimo della mia professionalità e questo potrebbe alleviare o quanto meno dare l'illusione di stare in pace con la coscienza".
Infine Francesco Schettino spiega ad Albert che "lo stanno raggiungendo la moglie con il fratello e che gli stanno portando i vestiti, in quanto i suoi oggetti e documeti sono rimasti a bordo, ed è tornato indietro per prendere la radio poi è andato sul ponte". Al telefono Schettino spiega che "quando ha visto che la nave si inclinava si è recato sul ponte all'aperto per vedere se la nave 'si aggistasse in messo agli scogli' (sic)", e di aver chiamato qualcuno al cellulare "per non perdere la linea". Infine Schettino afferma: "Poi quando ho capito che la nave si stava inclinando ho preso e sono sceso".

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