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Naufragio Costa Concordia: Francesco Schettino risponde a domande Gip

Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino comparirà oggi davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto che dovrà decidere se confermare o meno il fermo in carcere. Schettino, assicura il suo legale, risponderà alle domande del gip per "contribuire lealmente a chiarire la propria posizione".

Stando alle ricostruzioni e alle indiscrezioni trapelate in questi giorni, riguardo all'incidente della Costa Concordia, sembra che la posizione del comandante Francesco Schettino possa andare aggravandosi. Finora il capitano della Concordia è in stato di fermo, e oggi comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto, che deciderà l'eventuale convalida o meno del fermo. Il legale di Schettino, l'avvocato Bruno Leporatti, annuncia che il comandante risponderà alle domande del gip per "contribuire lealmente a chiarire la propria posizione", su cui pendono tre capi d'accusa, per naufragio, omicidio plurimo e abbandono della nave. Il senatore del PD, Marco Filippi, ha fatto visita a Francesco Schettino, ipotizzando che il comandante della Costa Concordia non sarebbe "pienamente consapevole della gravità dei capi d'accusa e si teme per le reazioni che potrebbe avere in caso di convalida del fermo". Intanto la Costa Crociere, in conferenza stampa, spiega che dietro il naufragio della Concordia ci sarebbe un "errore umano", sottolineando come "le procedure non siano state rispettate". Il fermo di Schettino fu deciso perché la procura aveva timore di una sua possibile fuga all'estero, e pare che dopo aver abbandonato la nave si sarebbe "offerto di recuperare la scatola nera dell'imbarcazione" (Tgcom). Il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio spiegherebbe che il pensiero è che Schettino "potesse sottrarsi alle sue responsabilità - aggiungendo - Il comandante navigando da molti anni ha toccato vari porti in tutto il mondo e avrebbe potuto fuggire ovunque". In carcere Francesco Schettino sarebbe "affranto, costernato, addolorato" e "fortemente turbato", come spiega il suo avvocato, precisando però che il capitano della Concordia "è confortato dalla consapevolezza di aver mantenuto, in quei frangenti, la lucidità necessaria per attuare una difficile manovra di emergenza che, conducendo la nave su un basso fondale, ha di fatto salvato la vita di tante persone". Sarà probabilmente questa una linea difensiva dei legali di Schettino, anche se l'accusa sembra ipotizzare che dopo la collisione con lo scoglio, nei pressi dell'Isola del Giglio, e lo squarcio lungo circa 70 metri, la Costa Concordia non sia stata più manovrabile, con l'acqua che cominciava ad invadere i locali motori. Il fatto quindi che sia giunta nei pressi del porto, quindi, sarebbe stata solo una fortunata casualità. A peggiorare la situazione del capitano Schettino, però, potrebbe essere anche la registrazione di una serie di telefonate con la Capitaneria di porto, che a quanto risulta, oltretutto, sembra essere stata avvisata dell'incidente in ritardo. Come riportano le agenzie di stampa, alle 00.32 di (ormai) sabato 14 gennaio la prima telefonata della Capitaneria sul cellulare di Francesco Schettino, che secondo testimoni sarebbe stato già in salvo sulla scogliera. "Gli viene chiesto quante persone sono ancora a bordo. Schettino risponde 2-300, cioè, come sottolinea una fonte qualificata dell'Ansa, sostiene che sarebbero state già evacuate 4mila persone dopo soli 40 minuti dall'abbandono nave. Ma è una cifra che ripete più volte nel corso della telefonata. 'Ora torno sul ponte - assicura alla Capitaneria - Ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo'. 'Rimarrà solo lei?', chiede la sala operativa. 'Credo di rimanere solo io' replica", come riporta il Corriere.it (http://is.gd/OyaEsb). Una seconda telefonata arriva alle 00.42, e alla domanda della Capitaneria in merito a quante persone rimanevano da evacuare Francesco Schettino avrebbe risposto: "Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone", anche se in realtà pare che l'operazione di evacuazione era ancora in pieno svolgimento, aggiungendo: "Io sto coordinando". Poi la frase: "Non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando - e ancora - Abbiamo abbandonato la nave", tanto che l'ufficiale della Capitaneria di porto chiede preoccupato: "Comandante, ha abbandonato la nave?". Il comandante ritratta: "No, no, macché abbandonato la nave". Di seguito la telefonata intercorsa all'1.46, come la riporta il Tgcom (http://is.gd/2UHym5): "L'ufficiale della Guardia Costiera dà sulla voce del comandante. 'Adesso lei va a prua, risale la biscaggina (la scala di corda delle navi, ndr) e coordina l'evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?'. Schettino: 'No, no, sono qua, sto coordinando i soccorsi'. L'ufficiale ricomincia: 'Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l'abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri'. Schettino: 'Quanti?'. L'ufficiale: 'Deve dirmelo lei, cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos'hanno bisogno'. Schettino di nuovo assicura: 'Va bene, sto andando'. Secondo la Capitaneria, tuttavia, non risalirà più a bordo". Il procuratore capo di Grosseto, infatti, definisce il comportamento del comandante della Costa Concordia "inescusabile", sostenendo che Schettino avrebbe fatto una "manovra spregiudicata", confermando: "Era lui alla guida della nave. Quando c'è stato l'impatto contro lo scoglio, Schettino era in plancia". A pesare sul capitano anche il presunto ritardo con cui sono state attivate le giuste procedure di soccorso e l'ordine di abbandonare la nave, tanto che secondo indiscrezioni le operazioni per evacuare la nave Concordia sarebbero iniziate almeno un quarto d'ora prima della comunicazione del comandante Schettino, segno forse di una sorta di "ammutinamento". Secondo registrazioni, infatti, Francesco Schettino avrebbe dato l'ordine alle ore 22.58 di venerdì 13 mentre pare risultare che una parte dell'equipaggio abbia cominciato a preparare i passeggeri per l'evacuazione già intorno alle ore 22.45. La Costa Crociere, nel corso della conferenza stampa, spiega invece che "testimonianze interne indicherebbero che il comandante ha fatto quel che doveva", precisando che "tutti i membri dell'equipaggio si sono comportati da eroi". L'esame della scatola nera terminerà non prima di mercoledì, e probabilmente fornirà ulteriori dettagli utili all'inchiesta. Nel frattempo alcune voci parlano di ulteriori tre avvisi di garanzia pronti per essere recapitati, visto che i pm di Grosseto starebbero verificando "la catena di comando della nave Costa Concordia per appurare se ci sono altre responsabilità oltre quella del comandante". Finora oltre a Francesco Schettino rimane solamente indagato il primo ufficiale in plancia, mentre al vaglio degli invastigatori, pare, ci sarebbe anche quella del "comandante in seconda della Costa Concordia" perché, come riporta il Tgcom (http://is.gd/cPz2mZ), "secondo quanto risulta finora dalle indagini della guardia costiera, al momento di lasciare la nave Costa, Schettino disse in una telefonata di essere in compagnia di (...). Secondo il codice di navigazione, nessuno a parte comandante e comandante in seconda può prendere i comandi della nave". Infine, passano da due a tre i filoni di indagine relativi al naufragio della Costa Concordia, come riferisce la Capitaneria di porto. Il primo è appunto quello della Procura della Repubblica di Grosseto, il secondo è "amministrativo sulle cause con una commissione di inchiesta della direzione marittima" mentre il terzo è stato voluto dal ministro Passera per stabilire "le cause e la dinamica" dell'incidente, che servirà anche "all'Agenzia marittima europea per vedere se è il caso di cambiare la normativa" riguardo la navigazione di questi "colossi" dei mari.

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