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Francesco Schettino smentito da ufficiali bordo: manovra? Solo panico

L'inchino della Costa Concordia era stato programmato già dalla partenza, a Civitavecchia, e Francesco Schettino, subito dopo l'impatto, sarebbe stato colto dal "panico" e non avrebbe effettuato alcuna manovra per riportare la nave in porto. Sarebbe questa la versione di alcuni ufficiali di bordo.

Continuano a trapelare indiscrezioni in merito ai vari interrogatori che i pm di Grosseto stanno eseguendo per ricostruire la dinamica del naufragio della Costa Concordia. A ricordare cosa è successo in plancia poco prima della collisione con lo scoglio è in particolare Silvia Coronika, terzo ufficiale in coperta, che conferma il fatto che la Costa Concordia era partita da Civitavecchia sapendo bene che in prossimità dell'Isola del Giglio si sarebbe fatto l'ormai famoso inchino, tanto che pare fu annotato sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato. Silvia Coronika racconta che il comandante Schettino sarebbe salito in plancia a circa 4 miglia dall'Isola del Giglio, e si sarebbe avvalso della collaborazione dell'addetto alla cartografia per tracciare una rotta utile per fare l'inchino, confermando che questo "non viene fatto sempre, ma parecchie volte. Sicuramente, le ultime tre volte nella tratta Civitavecchia-Savona, è stato fatto". Che la rotta tracciata fosse sbagliata è ormai un dato di fatto, anche se Silvia Coronika spiega che "le persone presenti sul ponte di comando al momento dell'accostata, salite con Schettino e non preposte ai servizi di navigazione, disturbavano le manovre con un conseguente calo di attenzione". Il terzo ufficiale in coperta conferma quindi che in plancia erano presenti, tra gli altri, il maitre Antonello Tievoli e l'hotel director Manrico Giampetroni, che pare continuasse a chiedere, nel chiacchericcio generale, "che isola è?". Ma è ciò che successe dopo l'impatto ad interessare maggiormente gli inquirenti, e cioè cosa ordinò di fare Francesco Schettino dopo che la Concordia cominciò ad imbarcare acqua. Altri ufficiali confermerebbero come nel giro di pochi minuti si allagarano ben cinque locali, e a quanto pare la Costa Concordia riuscirebbe a rimanere a galla fino ad un massimo di 3 locali inondati. Il controllo della nave era perso, sosterrebbero altri, andando quindi a smentire la versione del comandante Francesco Schettino che spiega di aver compiuto, prima di dare l'allarme, una serie di manovre per cercare di portare la nave il più vicino possibile al porto dell'Isola del Giglio. Silvia Coronika avrebbe detto ai pm che "la nave già sbandata con la prua verso il porto. Una posizione che era stata assunta senza che avessi sentito ordini dal comandante al riguardo. Al timoniere o alle macchine". Dall'altra parte rimane quella rotta (http://is.gd/foqYpk) rilevata dall'AIS (Automatic Identification System), che la Qps, una società olandese specializzata in software per la navigazione, ha deciso di rendere pubblica, e che sembrerebbe andare a confermare invece il fatto che Francesco Schettino avrebbe effettuato veramente "la migliore manovra di salvataggio per evitare l'affondamento della nave e salvare così molte vite umane", come afferma il "capitano Giovanni Luca Barbera, direttore per il Mediterraneo della compagnia di navigazione svedese Wallenius, alle spalle 15 anni di esperienza nei mari di tutto il mondo a bordo di portacontainer", interpellato dall'Ansa. Silvia Coronika, al contrario, rivela invece come Francesco Schettino andasse "da una parte all'altra della plancia per il panico"

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