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Francesco Schettino: mayday in ritardo fu consigliato? Attesi tabulati

Francesco Schettino torna a casa a Meta di Sorrento per scontare i domiciliari. Gli inquirenti pare che faranno ricorso contro la decisione del gip perché temono che il capitano della Costa Concordia possa "inficiare l'attività istruttoria" mantenendo "contatti con persone della catena di comando", su cui sembra si stia indagando.

Francesco Schettino è uscito dal carcere di Grosseto ed è giunto, senza essere intercettato dai giornalisti, nella sua abitazione a Meta di Sorrento, dove sconterà i domiciliari come stabilito dal gip. Nel suo paese i compaesani lo aspettavano e ai giornalisti presenti non hanno mancato di sottolineare come il comandante non merita di finire sotto una "gogna mediatica", perché a giudicarlo ci penserà la giustizia, che in queste ore sta continuando il suo corso. I pm che lavorano all'inchiesta sul naufragio della Costa Concordia sembrano essere rimasti delusi riguardo la decisione del gip di concedere gli arresti domiciliari a Schettino, ma si precisa che l'impianto accusatorio non è comunque modificato, come spiega il procuratore di Grosseto, Francesco Verusi, che pare presenterà un ricorso contro la decisione del gip. A preoccupare maggiormente gli inquirenti non solo il pericolo di una possibile fuga per cercare di sottrarsi alle sue responsabilità, ma soprattutto il timore che Francesco Schettino possa (anche se l'ordinanza del gip vieta al comandante della Concordia "di comunicare con qualunque mezzo con persone diverse dai suoi conviventi") "inficiare l'attività istruttoria" mantenendo "contatti con persone della catena di comando". E su alcune di queste persone, infatti, che in queste ultime ore si sta concentrando l'attenzione degli investigatori, che tentano di capire se c'è "la responsabilità di qualche altro ufficiale" nel mancato coordinamento delle operazioni di evacuazione della nave, ma anche di verificare se il ritardato "mayday" della Costa Concordia possa essere dipeso da "consigli" esterni. Gli audio (su Youtube http://www.youtube.com/watch?v=c8y18IJrTyE 1 e http://www.youtube.com/watch?v=ImC5S-ayVVU2 ) delle telefonate tra Schettino e il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, sembrano infatti lasciar supporre che mentre a bordo della Concordia molti passeggeri tentavano ancora una via di fuga, molti ufficiali della nave erano già in salvo su una scialuppa. "Io non le so dare un dato esatto perché, le spiego: mentre stavamo facendo l'evacuazione di tutti i passeggeri, gli ufficiali ci siamo tutti riuniti qua, sulla scialuppa" dice Francesco Schettino a De Falco, che chiede: "Dove siete, sulla scialuppa tutti gli ufficiali?". Schettino risponde "Sì, siamo io, il comandante in seconda..." e alla domanda di Gregorio De Falco sul "perché li ha fatti scendere comandante", il capitano della Concordia risponde: "Come fatti scendere, abbiamo abbandonato la nave". L'ufficiale della Capitaneria di porto domanda quindi arrabbiato: "E con cento persone ancora a bordo lei abbandona la nave?", tanto che Schettino a quel punto ritratta e spiega: "Io non ho abbandonato nessuna nave con cento persone a bordo, e che la nave si è sbandata di colpo e siamo stati catapultati in acqua". Ma a far insospettire gli inquirenti ci sarebbero anche tre telefonate che Francesco Schettino sembra abbia avuto con l'Unità di crisi e del controllo Flotta della Costa Crociere prima che venisse impartito l'ordine di evacuazione. I pm pare che stiano attendendo l'esame dei tabulati telefonici per capire se Francesco Schettino si coordinò o meno con qualcuno in merito alle procedure adottate dopo l'impatto con lo scoglio, e per comprendere anche se il ritardato allarme, anche alla Capitaneria di porto, fu diretta conseguenza di qualche "consiglio". Passaggio questo forse importante per stabilire le reali responsabilità del capitano.

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