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Pesaro: vendevano birre industriali come artigianali, sequestrate 1 milione di etichette

"Smascherato dal personale del Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF) del Corpo forestale di Pesaro-Urbino, il commercio di falsa birra artigianale presso la grande distribuzione organizzata. Dagli accertamenti condotti dalla Forestale è emerso che tredici tipologie di birra, prodotte in serie da imprenditori non artigianali, venivano commercializzate con la dicitura 'artigianale', ingenerando nel consumatore il convincimento di acquistare una bevanda prodotta in quantitativi limitati e con metodi manuali", si illustra dal CFS.

"Smascherato dal personale del Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF) del Corpo forestale di Pesaro-Urbino - riferiscono in una nota i Forestali -, il commercio di falsa birra artigianale presso la grande distribuzione organizzata. Dagli accertamenti condotti dalla Forestale è emerso che tredici tipologie di birra, prodotte in serie da imprenditori non artigianali, venivano commercializzate con la dicitura 'artigianale', ingenerando nel consumatore il convincimento di acquistare una bevanda prodotta in quantitativi limitati e con metodi manuali."
"Le indagini - osserva in aggiunta il CFS -, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica di Pesaro, hanno portato all'emissione di un decreto di sequestro preventivo da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pesaro. Il sequestro, operato dal personale del Nucleo Agroalimentare Forestale e dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF), ha interessato oltre un milione di etichette fraudolenti che sarebbero state apposte, con probabilità, su birre industriali in vendita su tutto il territorio nazionale (ed anche all'estero) ed ha impedito che la frode si perpetrasse a danno di ulteriori consumatori."
"I prodotti commercializzati - viene scritto inoltre -, precisa la Forestale, sono genuini e non pericolosi e la grande distribuzione non è coinvolta in alcun modo nella frode. La condotta dei produttori e dei confezionatori delle etichette, non solo configura pubblicità ingannevole e concorrenza sleale, ma integra il reato di frode nell'esercizio del commercio, che prevede la pena della reclusione o della multa per chi consegna all'acquirente una cosa per origine, provenienza o qualità diversa da quella pattuita o dichiarata."
Le Giubbe Verdi poi mettono al corrente: "Intanto, continua la campagna di controllo da parte del Corpo forestale, che ha posto finora, sotto la lente d'ingrandimento, una trentina di birre artigianali, prevedendo possibili ulteriori sanzioni, anche di carattere amministrativo, per l'illecito uso della denominazione di vendita 'birra artigianale', non contemplata nella normativa nazionale. In base alla Legge 16 Agosto 1962 n. 1354, 'Disciplina igienica della produzione e del commercio della birra', in Italia esistono 5 denominazioni di vendita, legate al grado Plato (ovvero alla concentrazione zuccherina del mosto): birra analcolica, birra leggera o birra light, birra, birra speciale e birra doppio malto."
"Solo recentemente - si divulga infine nel comunicato -, con decreto ministeriale 212/2010 (M.E.F) è stata normata di fatto la 'birra agricola' -anche 'agribirra' - (si tratta di una tipologia di birra prodotta all'interno di un'azienda agricola, con l'impiego di una percentuale almeno pari al 51% di orzo o altri cereali prodotto da coltivazione aziendale), con la conseguenza che tale denominazione di vendita deve ritenersi corretta."

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