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Betori: misericordia per aggressore. Don Brogi: serenità grazie a fede

Sta bene don Paolo Brogi, il segretario di mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, colpito con una pistola calibro 7,65 all'addome da un aggressore, non ancora individuato. "Voleva solo parlarmi, ma quando gli ho detto facciamolo, non ha saputo pronunciare frasi" spiega il vescovo.

"E' un episodio spiacevole ma sono sereno. Fa parte della missione di un vescovo incontrare la gente e tra questa c'è anche chi non è animato da buone intenzioni, ma verso tutti, anche verso costui, il vescovo ha sentimenti di misericordia" . E' così che mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha commentato la sparatoria avvenuta il 4 novembre nel palazzo arcivescovile di Firenze, che ha ferito all'addome il suo segretario don Paolo Brogi, che per fortuna non è in pericolo di vita, anche se la prognosi verrà sciolta non prima di lunedì. Mons. Giuseppe Betori stava rientrando da una messa, e ancora prima aveva presenziato ai lavori del Convegno dei Centri di aiuto alla vita. L'auto che lo stava riaccompagnando entra dall'ingresso "posteriore", dalla parte del cortile della curia in Piazza dell'Olio. L'aggressore ha seguito la vettura quando il cancello automatico si è aperto, ponendosi di fronte al segretario di Betori che stava aiutando il prelato a scendere dalla macchina, dicendogli che voleva parlare con il vescovo. "Non è il momento" avrebbe risposto don Paolo Brogi e l'uomo, più o meno 70 anni con un po' di barba bianca pare vestito in maniera trasandata, ha estratto così una pistola calibro 7.65, sparando al segretario e colpendolo all'addome. Secondo le ricostruzioni, l'aggressore ha poi puntato la pistola alla nuca di monsignor Betori ma per qualche motivo, forse perché si è inceppata, non riesce a sparare. Vedendo il cancello automatico richiudersi fugge, ma andando via avrebbe gridato rivolto al vescovo: "Tu non devi dire...". Cosa non avrebbe dovuto dire Giuseppe Betori non è ancora dato saperlo, perché l'uomo non è stato ancora individuato. "Io obiettivo dell'attentatore? - si domanda il vescovo di Firenze - Voleva solo parlarmi, ma quando gli ho detto facciamolo, non ha saputo pronunciare frasi". Le autorità stanno ora indagando a 360 gradi, dalla verifica di tutti i possessori di quel tipo di arma fino all'esame delle telecamere di sorveglianza disposte nei pressi della curia. L'interrogatorio di Don Paolo Brogi è slittato a causa della inevitabile debolezza post-operatoria, anche se mons. Giuseppe Betori assicura che il prete "è molto sereno e sta bene", sottolineando come il segretario "sente una grande serenità che gli viene dalla fede". Difficile quindi ipotizzare il movente dell'aggressore, che potrebbe essere anche solo uno "squilibrato", perché "al momento non ci sembra plausibile pensare a una cosa organizzata o strutturata" spiega il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, che sta seguendo il caso.

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