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Decreto cultura, Fipe: governo dimentica settore ristorazione

Commentando il decreto Cultura, la Fipe sottolinea che il governo si è "dimenticato di un settore importante e strategico, come quello della ristorazione" perché non estendere la concessione di crediti di imposta "anche ai pubblici esercizi significa mettere un limite al rilancio dell'economia del Turismo".

"L'Italia che cambia verso sui temi del turismo non va del tutto nella giusta direzione" afferma Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, commentando il decreto Cultura, perché se da una parte "è positivo che finalmente siano state previste incentivazioni per favorire investimenti sul recupero dei beni artistici e per migliorare le strutture ricettive" dall'altra il governo si è dimenticato "di un settore importante e strategico, come quello della ristorazione, che costituisce elemento essenziale dell'offerta turistica, secondo motivo, dopo le ricchezze artistiche, che incide sulla scelta dell'Italia quale destinazione da parte dei turisti stranieri e primo motivo per il quale vi ritornano, perno di Expo 2015". Il testo governativo prevede, fra le varie agevolazioni, anche la concessione di crediti di imposta sia per le spese sostenute nel settore ricettivo per la digitalizzazione, sia per quelle sostenute dagli alberghi per la ristrutturazione degli immobili e la riqualificazione energetica. Secondo Fipe, però, non estendere questi benefici anche ai pubblici esercizi significa mettere un limite al rilancio dell'economia del Turismo e costituisce grave errore strategico. Lino Stoppani sottolinea quindi "l'evidente contraddizione e ingiustizia tra chi effettua somministrazione all'interno di una struttura ricettiva, che potrà beneficiare del doppio credito d'imposta del 30% previsto per gli investimenti, rispetto a chi esercita la stessa attività in un tradizionale pubblico esercizio".

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