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Operai Fiom di Maserati e Mirafiori chiedono incontro con Matteo Renzi

I delegati e i lavoratori della Fiom-Cgil della Maserati di Grugliasco e di Mirafiori hanno rivolto una lettera aperta a Matteo Renzi, per chiedere al premier un incontro in vista della riunione degli industriali torinesi che si svolgerà lunedì 30 giugno e a cui parteciprà anche il Presidente del Consiglio.

La Fiom-Cgil rende noto che in vista della riunione degli industriali torinesi che si svolgerà lunedì 30 giugno alla Maserati di Grugliasco e a cui parteciperà tra gli altri il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, i delegati e i lavoratori della Fiom-CGIL di Grugliasco e di Mirafiori hanno rivolto una lettera aperta al premier per chiedere un incontro per far conoscere il proprio punto di vista sui problemi dell'azienda, sui ritmi e sulle condizioni di lavoro, sul futuro del comparto auto a Torino e in Italia. Nella lettera aperta, i lavoratori ricordano a Renzi che alla Maserati, che l'azienda chiama "polo del lusso", la Rsa Fiom-Cgil sta "provando ad interloquire con la Fiat per trovare soluzioni che permettano di rispondere positivamente alla richiesta del mercato, ma anche alle esigenze dei lavoratori, con l'obiettivo di un incremento dei livelli occupazionali anche maggiore di quello prefigurato dall'azienda". "Le ricordiamo - prosegue la lettera a Renzi - che solo nel torinese ci sono ancora oltre 4.000 lavoratori di Mirafiori in cassa integrazione praticamente a zero ore, a cui se ne aggiunge un numero ben più cospicuo nell'indotto e nelle altre realtà del gruppo Fiat. E ad oggi proprio Mirafiori resta un emblematico punto interrogativo, perché agli annunci e alle promesse di questi mesi (e di questi anni) non stanno seguendo i conseguenti investimenti". I lavoratori della Maserati sottolineano quindi che se si fa riferimento "alle ultime dichiarazioni del piano industriale Fiat, di cui molti punti non ci sono chiari, abbiamo la preoccupazione che le vetture destinate (forse) all'area torinese e i loro volumi produttivi rischiano di non essere sufficienti a saturare tutti gli addetti che sono in cassa integrazione. - aggiungendo - Servirebbe, anche da parte del governo e delle istituzioni locali, farsi carico nei confronti dell'azienda di un confronto stringente sulle prospettive future, che con i governi precedenti non c'è stato".

I lavoratori precisano che queste preoccupazioni derivano dal fatto che "quando tutti gli stabilimenti erano a pieno regime tra la Maserati (ex-Bertone), la Carrozzeria di Mirafiori e la ex Pininfarina, si producevano oltre 280.000 vetture all'anno. - evidenziando - Volumi ben lontani da quelli ipotizzati da Fiat per l'area torinese". I lavoratori della Maserati aprono quindi una parentesi sulla crisi che sta mordendo la città di Torino, rammentando: "A partire dal 2008 migliaia di persone hanno perso il loro posto di lavoro, soprattutto a causa della crisi dell'auto. Diverse aziende hanno chiuso i battenti, sono fallite, hanno licenziato trascinando verso il basso non solo la filiera produttiva dell'automotive ma anche l'economia generale della nostra città. Lo ricordava, giustamente, pochi giorni fa anche l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia che sottolineava come 'sempre più persone in difficoltà chiedono se in questa città c'è ancora posto per loro e molti si trovano senza risorse'. Purtroppo questo stillicidio non è ancora terminato poiché giornalmente ci sono aziende che licenziano e molti stanno per perdere il loro posto di lavoro come i 900 lavoratori della De Tomaso". I metalmeccanici invitano quindi il governo a trovare "soluzioni condivise" senza escludere "aprioristicamente coloro che hanno dei punti di vista differenti" come successo, denunciano, "in occasione della visita di Sergio Marchionne dove all'incontro con le RSA di stabilimento sono stati - appunto - esclusi quelli della Fiom-Cgil". Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: "Sarebbe un'occasione persa per Renzi, venendo a Torino, se si limitasse a ascoltare la voce degli industriali e della Fiat e non anche quella dei lavoratori, tanto più alla luce delle vicende di questi giorni".

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