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Fiom, 8 ore di sciopero: articolo 8 manovra è una legge per la Fiat

Mentre Scudiere della CGIL sottolinea come l'uscita di Marchionne da Confindustria potrebbe "confermare la scelta della Fiat di lasciare l'Italia", la Fiom proclama per il 21 ottobre 8 ore di sciopero, anche perché l'articolo 8 della manovra "si configura come una legge per la Fiat".

Per venerdì 21 ottobre la Fiom ha indetto uno sciopero di 8 ore, con conseguente manifestazione a Roma, per protestare "contro la chiusura degli stabilimenti, per la riconquista del contratto nazionale, per la salvaguardia del salario, contro ogni discriminazione e limitazione delle libertà dei lavoratori e del diritto di sciopero, per l'apertura di un tavolo nazionale che dia certezze al futuro dell'autoveicolo in Italia", come si legge nel documento finale dell'Assemblea nazionale Fiom-Cgil delegate e delegati Gruppo Fiat. Il sindacato ritiene infatti inaccettabili "dopo la Cnh di Imola e dell'Alfa di Arese, le chiusure degli stabilimenti Irisbus di Valle Ufita e Fiat auto di Termini Imerese", sottolineando che non solo questi "territori rischiano la desertificazione industriale" ma che la stessa "può estendersi all'intero Paese". La Fiom precisa poi la "grave responsabilità" del Governo, non solo "nell'avere lasciato soli i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Fiat" ma anche perché "l'articolo 8 nella recente manovra finanziaria correttiva, si configura come una legge per la Fiat". Il sindacato guidato da Maurizio Landini rivendica quindi l'arduo obiettivo, in questi tempi di crisi dove a "dettare" le regole del gioco sono enti sovranazionali come la BCE, di riconquistare il "Contratto nazionale di lavoro", sottolineando come in assenza del quale "ogni stabilimento viene lasciato a se stesso e messo contro gli altri". La Fiom ricorda anche come inoltre la "Fiat-Chrysler deve ancora al paese un piano industriale con modelli certi, volumi attesi e tempi di avvio stabiliti per ogni stabilimento dell'auto" e che "deve essere ancora definita dopo lo spin-off la nuova missione produttiva di Fiat Industrial e la necessaria copertura degli investimenti", denunciando come il Lingotto approfitti della crisi "nelle diverse realtà produttive per peggiorare le condizioni dei lavoratori, anche attraverso l'introduzione di nuove metriche del lavoro (come Ergo-Uas)". Sembra paradossale come poi, nel 2011, un sindacato debba rimarcare, ancora una volta, che "la libertà di sciopero, d'assemblea, di riunione, il diritto a eleggere direttamente i rappresentanti dei lavoratori non può essere limitato da sanzioni e procedure che vadano al di là della Costituzione italiana" e che "va garantita la parità di genere e la tutela contro ogni discriminazione in tutti gli stabilimenti del gruppo" Fiat. E' poi Vincenzo Scudiere, segretario confederale della CGIL, intervenuto all'assemblea dei delegati Fiom del Lingotto, a spiegare che "il modello autoritario di Marchionne senza regole e senza contratto deve essere isolato nel paese e tra le imprese", sottolineando come la sua uscita da Confindustria potrebbe "confermare la scelta della Fiat di lasciare l'Italia".

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