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FIOM: mistero su "accordo modificato" del referendum. Sì a che?

Uno spettro si aggira per Mirafiori, ed è bianco come un foglio. Pare infatti che i "capi" abbiano detto agli operai che il testo dell'accordo (distribuito solo da Fiom che NON l'ha firmato) non sarebbe quello "definitivo". E la Fiom denuncia: "su che cosa veramente si voterà nel referendum?"

Sembra che l'opinione pubblica sia ormai pronta a barattare i propri diritti del lavoro, conquistati in oltre cent'anni di lotte sindacali. Cent'anni di lotte che sono costate morti e sangue a partire dal primo sciopero generale della storia d'Italia partito il 4 settembre 1904 dai minatori di Buggerru in Sardegna (ora provincia di Carbonia Iglesias). Lo sciopero dei minatori buggerrai provocò una repressione, con violenza inaudita, su donne e bambini, e quattro minatori furono trucidati. E indovinate perché gli operai di Buggerru decisero di scioperare? "Per protestare contro la decisione della proprietà della miniera di ridurre da due a un'ora la pausa mensa anticipando di un mese l'orario invernale" (1904 – 2004 CENT'ANNI DOPO. Il primo Sciopero Generale http://tinyurl.com/5teuw7b).
Quando ora gli "evangelisti" del sì (da Sergio Marchionne a Silvio Berlusconi) scherzano sugli operai che come delle mammolette non vogliono rinunciare a un po' di pausa, dovrebbero ricordarsi di Buggerru e della gente che lavora con le proprie mani. Lavoratori che sono essi stessi, come in tutte le catene di montaggio, un "meccanismo" della fabbrica. Lavoratori che se sono stanchi o affamati rischiano di essere "mangiati" dalle macchine. Una pausa in meno non è rinunciare alla sigarettina fumata con la segretaria, ma una pausa che serve ai muscoli e alla coordinazione occhio-cervello per riprendersi.
Ma tutto questo sembra non essere più capito nell'Italia inghiottita dal Grande Fratello e dal suo buco della memoria. Così il referendum proposto da Marchionne (che eliminerà anche il "diritto di sciopero"), passerà alla storia anche come la consultazione il cui quesito che si dovrà votare sembra, alla vigilia del voto, ancora non esistere.
Difatti la FIOM con Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile auto della Fiom-Cgil, denuncia: "Da questa mattina, la Fiat sta facendo le sue assemblee e dice che il testo fin qui conosciuto non è l'ultima versione dell'accordo. Su cosa si voterà nel referendum?".
Airaudo spiega la situazione che da ieri si vive in Fiat: "Da questa mattina, alle Carrozzerie di Mirafiori, si sta verificando un fenomeno singolarissimo. La produzione viene fermata dall'Azienda e gruppi di lavoratori vengono riuniti dalla gerarchia aziendale che spiega loro, a modo suo, i contenuti dell'accordo separato del 23 dicembre. In pratica, la Fiat sta facendo le sue assemblee. In altre parole, nel silenzio dei sindacati firmatari, l'Azienda ha assunto non solo la guida diretta del fronte del sì, ma addirittura l'iniziativa di sostituirsi ai sindacati stessi".
Continua Airaudo: "A questo fatto, già clamoroso, se ne aggiunge un altro gravissimo. I capi dicono ai lavoratori delle Carrozzerie che il testo dell'accordo - che è stato distribuito ai lavoratori solo dalla Fiom, ovvero dal sindacato che non lo ha sottoscritto - non sarebbe l'ultima versione dell'accordo stesso. Questa è una patente bugia che, evidentemente, viene diffusa a scopi puramente propagandistici".
E il segretario nazionale e responsabile auto della Fiom-Cgil continua: "Le cose non stanno come dice la Fiat, ma se quel che i capi stanno dicendo fosse vero, in quale luogo segreto l'accordo sarebbe stato modificato? E ancora: i sindacati firmatari ne sono stati informati? E soprattutto: su che cosa veramente si voterà nel referendum del 13 e 14 gennaio? Altro che modernità e innovazione delle relazioni sindacali, la realtà è che oggi alla Fiat i lavoratori vengono considerati come una proprietà aziendale e non è previsto nessuno spazio per una loro autonoma rappresentanza. Siamo tornati all'epoca dei padroni delle ferriere".
E prima o poi si tornerà a Buggerru?

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