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Fincantieri taglia 2500 posti. Rabbia operaia a Sestri e Castellammare

Fincantieri è uno dei complessi cantieristici più importanti d'Europa e del mondo, azienda pubblica italiana controllata attraverso la finanziaria Fintecna dal Ministero dell'Economia. E ora vuole tagliare 2500 posti di lavoro. La rabbia operaia esplode a Sestri Ponente e a Castellammare di Stabia.

E' esplosa la rabbia degli operai di Fincantieri, dopo l'annuncio dell'azienda che ha comunicato di voler tagliare ben 2500 posti di lavoro. A Genova, gli operai dei cantieri di Sestri Ponente, dopo aver attraversato la città con una manifestazione, hanno cercato di forzare il blocco della polizia davanti alla Prefettura della città. Lanci di oggetti da parte dei manifestanti e cassonetti rovesciati, qualche manganellata da parte degli agenti. Feriti, per fortuna pochi e lievi, da entrambe la parti. A Castellammare di Stabia, Napoli, invece, gli operai di Fincantieri hanno bloccato la statale 145 "Sorrentina" e la scorsa notte hanno occupato il Municipio, dove ci sono stati danni per "varie decine di migliaia di euro", come denuncia il sindaco Luigi Bobbio, sottolineando però che tra i manifestanti ci sarebbero state "strane infiltrazioni", tra cui "estremisti della politica e anche camorra". Tra i vari danni, il rogo di alcuni documenti, dati alle fiamme all'esterno di Palazzo Farnese, e la "decapitazione" della statua ottocentesca del Garibaldi dello scultore Giovanni Spertini, acquistata subito dopo l'Unità d'Italia. La testa dell'eroe dei due mondi, proprio l'anno in cui ricorre il 150esimo anniversatio dell'Unità d'Italia, è stata poi gettata in un water. Manifestazioni anche ad Ancona. Le proteste si sono placate solo quando è arrivata la notizia che il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha convocato per il 3 giugno un tavolo con i vertici di Fincantieri e dei sindacati per discutere il piano di ristrutturazione. Sembra che alla riunione parteciperà anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Intervistato da Annamaria Esposito di Rainews (http://is.gd/wtfPfm), è Mario Ghini, segretario nazionale della UILM, responsabile della cantieristica, ha spiegare la tragica situazione in cui si trovano gli operai di Fincantieri. Tutto quello che finora si sa, spiega Ghini, è che l'azienda ha "annunciato, a fronte di una ridotta capacità produttiva dovuta alla situazione di mercato, alla crisi che sta colpendo tutti i Paesi e quindi tutti i settori, che da qua al 2014 non ci sono più di un certo quantitativo di navi sul mercato e quindi a fronte di questo ha deciso di adeguare la capacità produttiva del gruppo a quello che sono le prospettive del mercato. E questo annuncio ha prodotto una riduzione drastica di 2500 persone, stando al loro piano, e la chiusura di due cantieri". "Che poi non sono la chiusura di due cantieri - precisa Ghini - sono tre, perché si parla anche del trasferimento di un cantiere che è quello di Riva Trigoso a La Spezia". "Anche se è a distanza di 50 chilometri - sottolinea Mario Ghini - comunque significa che si chiude un insediamento produttivo per spostarlo in un'altra realtà dove c'è ne già uno aperto di Fincantieri". Durante l'intervista si evidenzia anche un'altro paradosso tutto italiano. La giornalista ricorda infatti che nel Milleproroghe è previsto per Sestri Ponente un finanziamento di 70 milioni di euro per opere infratrutturali, sottolineando che se l'accordo non verrà raggiunto entro la fine di giugno si rischierà di perdere questo importante finanziamento. "Questo è un altro problema che si somma al problema del piano industriale - spiega infatti Mario Ghini dell'UILM - Fincantieri ha sempre denunciato il fatto che era diseconomico costruire a Sestri Ponente perché aveva un cantiere tagliato in due. Attraverso tutta una serie di interventi si è riuscito a mettere nel Milleproroghe questi 70 milioni di euro, c'è la possibilità di fare questo famoso ribaltamento a mare, quindi costruire gli spazi sul mare, e se non si fa l'accordo di programma con le istituzioni locali e con Fincantieri sulla Liguria il rischio è che alla fine di giugno la reiterazione del decreto non preveda più questi soldi". Fincantieri, ricordiamo, è uno dei complessi cantieristici più importanti d'Europa e del mondo, azienda pubblica italiana controllata attraverso la finanziaria Fintecna dal Ministero dell'Economia. Mario Ghini infatti spiega che si è anche chiesto un incontro con Silvio Berlusconi "in quanto massimo vertice del governo italiano". La UILM, come tutti gli operai di Fincantieri e gli altri sindacati, chiedono infatti solo due cose: "Che non si disperda un patrimonio industriale importante per il Paese e capire se anche il governo, che è l'azionista di riferimento di Fincantieri, la pensa come la pensa l'azienda". Mario Ghini sottolinea poi che "la concorrenza maggiore arriva dalla Germania e dalla Francia, ma sta cominciando a crescere anche la posizione della Cina in questi mercati. E ovvio che se noi andiamo a disperdere un patrimonio professionale mentre gli altri stanno crescendo rischiamo di trovarci nel giro di qualche anno in netta difficoltà". Mario Ghini conclude spiegando quindi: "Oggi Fincantieri è strutturata su 8 cantieri, che sono in grado di rendere un livello di produzione che porta a costruire annualmente circa 13 navi di varie dimensioni. E' ovvio che andando a ridurre questa capacità produttiva nel momento in cui il mercato dovesse ripartire, e l'augurio è che questo avvenga nei prossimi anni, è ovvio che noi ci troveremmo con una capacità produttiva ridotta rispetto a quella che avevamo. E non avendo questa capacità produttiva saremmo nelle condizioni o di non prendere fette di mercato o addirittura, come stanno facendo i francesi e i tedeschi, di far andare a costruire pezzi di navi fuori dai loro Paesi, quindi la Francia costruisce in Polonia e la Germania costruisce in Corea". Un operaio di Fincantieri, intervistato, riassume bene la situazione: "Bisogna investire per risolvere la crisi, come fanno gli altri Paesi europei, noi invece per risolvere il problema che cosa facciamo? Mandiamo a casa la gente, le famiglie, e poi è tutta una ruota terribile". O peggio ancora, una spirale.

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