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Referendum Mirafiori: vince il "sì" signore. Ma per 400 voti

Al referendum di Fiat Mirafiori i SI vincono ma per poco più di 400 voti. Inizia la "globalizzazione" del Paese, non quella delle aziende che vanno via, ma dei lavoratori che tornano indietro nel tempo fino a perdere il "diritto di sciopero". Almeno così è nei programmi. Anche televisivi.

Oggi è una giornata storica che i metalmeccanici, gli operai tutti e, in generale tutti i lavoratori italiani (aggangiati o meno al contratto "metalmeccanico") potranno ricordarsi come il giorno in cui è iniziata la "globalizzazione" in Italia.
E non è la "globalizzazione" che viene ricordata nei discorsi da bar quando si parla di calcio, che risuona nei talk show "mainstream" con ragionamenti marziani, che rimbalza sui soliti argomenti "cinesi" e "rumeni".
E non è neppure la drammatica "globalizzazione" (che non tocca l'Italia benestante e "raccomandata") che fa vedere in tv quei poveri lavoratori che si sono trovati senza "fabbrica sotto i piedi" perché il "padrone" è partito in Romania o in Cina a fare utili.
Il governo Berlusconi, l'ad di Fiat Sergio Marchionne, l'opposizione inesistente, la politica tutta, le istituzioni garanti delle regole, i media compiacenti, i giornalisti inetti, i sindacati mercenari, i cittadini apatici, portano oggi l'Italia alla globalizzazione "vera", quella che puzza di sudore e di ferriera ottocentesca: la "globalizzazione" del lavoro.
Hanno dato la responsabilità della scelta, che automaticamente diventa "democratica e volontaria", a una fabbrica, quella di Mirafiori, già in crisi e in pericolo di chiusura, dove prima i lavoratori e le loro famiglie sono stata passate "in rassegna" e gli è stato ricordato che o si dice che "il rancio è ottimo e abbondante" o sennò andassero a frugare nei cassonetti.
Risultato: 54% SI, il restante NO. Hanno vinto i sì per poco più di 400 voti, sono stati decisivi i "colletti bianchi" (421 sì contro 20 no).
Che valore può avere un referendum del genere? Il valore che gli vorrà dare la politica, ovviamente, come se il SI fosse un "golden gol", un "asso pigliatutto" per trasformare finalmente il Paese.
Da oggi in poi, ed ecco perché è una giornata storica, il lavoratore sarà progressivamente trattato come un "vuoto a perdere" in tutti i settori, anche quelli classicamente "protetti" come la "classe operaia" e l'esercito degli "statali". Tutti saranno precari "schiavi moderni" (come efficacemente li ha battezzati Beppe Grillo), senza diritto di sciopero, malattia, pensione, ferie e tutto ciò che già un giovane può solamente sognare. "C'è un grande passato nel nostro futuro" dicevano "i Colonnelli" del compianto Monicelli: il cottimo?

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