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Marchionne: stop contrattazione aziendale obsoleta. Cioè meno diritti?

Dopo l'annuncio che la Fiat recederà da tutti gli accordi sindacali vigenti, Sergio Marchionne chiarisce che "è necessario mettere da parte anni di contrattazione aziendale obsoleta". Cioè "taglio delle pause, non pagamento della malattia, limitazione del diritto di sciopero"?

Dopo l'annuncio che da gennaio la Fiat recederà da tutti gli accordi sindacali vigenti, interviene sulla questione l'Ad del Gruppo Sergio Marchionne, che "rassicura" sul fatto che questa decisione è stata presa con lo scopo di "allineare il sistema produttivo italiano agli standard richiesti dalla concorrenza internazionale e di dotarlo degli strumenti per competere con i migliori" perché "è necessario mettere da parte anni di contrattazione aziendale obsoleta". Cosa intenda Marchionne per "anni di contrattazione aziendale obsoleta" non è ancora del tutto chiaro, anche se Maurizio Landini, che con Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile del settore Automotive, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa le iniziative che porterà avanti la Fiom, ipotizza che ciò potrebbe significare "taglio delle pause, non pagamento della malattia, limitazione del diritto di sciopero", oltre al fatto che e i lavoratori "non avranno più il diritto di eleggere i propri delegati, poiché saranno nominati". Nell'aria, infatti, sembra esserci l'idea della Fiat di estendere a tutti gli stabilimenti il contratto di Pomigliano (leggi Fiat estende contratto Pomigliano, e applica art 8. FIOM sarà esclusa - http://is.gd/NS05Zn), e questo vorrà dire, aggiunge Landini, "una limitazione delle libertà sindacali, perché secondo la FIAT, la CGIL non avendo firmato quell'accordo non avrebbe più diritto ad esistere". "La FIOM CGIL - continua Landini (come si legge in una nota sul sito della CGIL) - non sarà mai disponibile ad accettare questa logica", ed invita "le altre organizzazioni sindacali a riflettere con attenzione sui comportamenti del gruppo FIAT, il quale continua a non presentare un piano industriale, e contemporaneamente chiude gli stabilimenti, licenzia i lavoratori e cancella il contratto e le libertà sindacali". Gli altri sindacati, però, sembrano ignorare tali preoccupazioni, e pare che si preparino già ad avviare una trattativa con la Fiat, per siglare nel più breve tempo possibile un nuovo contratto auto. Raffaele Bonanni della Cisl, intervenendo a "La telefonata" di Maurizio Belpietro su Canale 5, afferma infatti che tutto ciò significa solo che "ci sarà un contratto nazionale per tutte le aziende dell'auto metalmeccaniche Fiat" e che quindi "non è nulla di nuovo se non per il fatto che la Fiat sia uscita da Confindustria e vuole farsi un contratto su misura", annunciando che il suo sindacato è interessato da una parte "a mantenere una regola nazionale per tutti gli stabilimenti Fiat" mentre dall'altra "a costruire delle norme contrattuali di secondo livello che si attaglino ad ogni singola azienda Fiat". Rocco Palombella della Uilm spiega semplicemente di ritenere "possibile una convocazione già dalla prossima settimana", mentre per Luigi Angeletti, leader della Uil, "la disdetta degli accordi da parte della Fiat è una decisione coerente con la scelta di dar vita ad un nuovo contratto che rilanci l'industria dell'auto nel nostro Paese". Susanna Camusso della CGIL fa notare, invece, che nonostante non sia ancora "noto quale sia il piano industriale, Fiat continua a tentare di scaricare sui lavoratori le conseguenze delle sue non scelte", aggiungendo che "ogni volta che si prova a far ripartire questo Paese, la FIAT decide di piombare dentro la rottura delle relazioni sindacali". Un modo, conclude la leader della CGIL, "per non discutere mai di politiche industriali". Dal nuovo governo Monti arrivano però poche dichiarazioni sulla vicenda, con il neo ministro del Lavoro Elsa Fornero che si limita a spiegare, interpellata dall'Agi, che questa "è una questione delicata che va trattata con grande attenzione", mentre Corrado Passera, ex Intesa Sanpaolo e attuale ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture, preferisce non commentare la notizia, precisando solo che Termini Imerese, dove gli stabilimenti della Fiat rischiano la chiusura, "è una delle gradi questioni aperte. Ce ne siamo occupando". Maurizio Landini precisa però che "il tempo delle ipocrisie è finito", e rivolto al governo, che dovrebbe far uscire l'Italia dalla crisi, almeno stando alle intenzioni, fa capire che "se ha qualcosa da dire di diverso dal vecchio, lo faccia". La Fiom promette che se sarà necessario non sarà escluso "lo sciopero generale", e annuncia, per adesso, "uno sciopero di due ore da utilizzare per assemblee informative entro il 29 novembre".

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