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Fiat: stop di Idea e Musa. A Mirafiori 2.600 in cassa integrazione

Dopo Pomigliano D'Arco, i cui 2.150 lavoratori saranno messi in cassa integrazione dal 20 al 31 agosto, anche a Mirafiori circa 2.600 operai saranno collocati in cassa integrazione. La Fiat annuncia, con una settimana di anticipo, lo stop della produzione di Idea e Musa.

Dopo l'annuncio da parte della Fiat che lo stabilimento di Pomigliano d'Arco rimarrà chiuso anche dopo la pausa estiva, e cioè dal 20 al 31 agosto, mandando in quel periodo 2.150 lavoratori in cassa integrazione ordinaria , il Lingotto comunica di terminare oggi, con una settimana di anticipo, la produzione a Mirafori di Idea e Musa. La Carrozzeria di Mirafiori, infatti, sarebbe dovuta rimanere aperta per tutta la prossima settimana. Solo due giorni di lavoro, invece, per gli operai addetti alla produzione della Mito, mentre da settembre solamente le vetture giacenti saranno terminate. "Un altro duro colpo per le lavoratrici e i lavoratori della Carrozzeria Mirafiori" evidenziano Federico Bellono e Edi Lazzi della Fiom-Cgil, sottolineando come "sia ormai praticamente ufficiale, che oggi sarà l'ultimo giorno di produzione di Idea e Musa in quanto da settembre non verranno più prodotte, se non quelle da finire giacenti sulla linea".
I sindacalisti fanno quindi notare come "la dismissione dell'Idea e della Musa significa che circa 2.600 operai addetti a quelle produzioni saranno collocati in cassa integrazione a zero ore senza, al momento, avere nessuna certezza di rientrare a lavorare", non capacitandosi "dell'incomprensibile silenzio degli altri sindacati, delle istituzioni e delle forze politiche" che perdura "imperterrito a fronte di questo disastro sociale". Già il 18 luglio, dopo l'annuncio della Fiat relativo alla messa in cassa integrazione dei lavoratori di Pomigliano, Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile per il settore auto, sottolineava che in tal modo "tutti gli stabilimenti di Fiat Auto e Fiat Industrial sono ormai interessati dal ricorso alla cassa", aggiungendo come quindi diventa sempre più evidente che "per mantenere la produzione di autoveicoli in Italia è necessario un nuovo piano, coinvolgendo anche altri produttori".
Airaudo della Fiom-Cgil evidenziava infatti che "il piano Fabbrica Italia si è infatti sostanzialmente disciolto nella crisi del mercato dell'auto" e "per questo è necessario avviare una discussione immediata sul futuro del settore auto, cioè di un settore che ha un'importanza strategica per l'occupazione, per il PIL e per il futuro stesso del nostro Paese". La Fiom-Cgil si dice convinta infatti che "per uscire dalla crisi, non è possibile limitarsi a intervenire sul debito e sulla finanza, ma occorre anche occuparsi di prodotti reali", invitando il governo ad avviare un confronto "per salvare il settore auto e il suo indotto". Senza contare, conclude oggi sempre la Fiom, che è "giunto il momento di esigere dalla Fiat chiarezza e impegni precisi".

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